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Ci sono cose che questo paese ti insegna ma che solo col tempo riesci a fare tue. Ricordo le esperienze dei primi anni in Israele (e basta andare indietro di qualche post) su quanto molte cose fossero diverse e quanto la capacità di adattamento di un europeo in Medio Oriente fossero difficili. Ho sempre reputato che la cultura del paese in cui vai non deve essere combattuta da quella del paese da cui provieni anche perché va da se che le possibilità di perdere la battaglia sono praticamente certe. Per tanto tempo sono rimasto abbastanza distante dai modi di fare specialmente degli israeliani che spesso non condividevo o quantomeno facevo difficile la possibilità di appartenermi.

Dicono che il tempo é la migliore guarigione, evidentemente per tante cose. Più passa, piu ti integri nel momento in cui ti rendi disponibile all’integrazione. Certo, spetta ad ognuno di noi calibrare l’integrazione ma penso ognuno abbia i suoi automatismi e possa regolarsi di conseguenza. Israele non é certo un paese del “per piacere” e del “per favore” che sono cosi rari che li conti sulle dita di una mano alla fine di ogni settimana. Israele é un paese difficile con una popolazione che ha sopportato negli anni le tristi esperienze delle guerre, degli attentati e soprattutto di tanti ragazzi poco più che ventenni, o addirittura anche meno, che non facevano rientro a casa. Israele é quel paese dove i genitori salutano i propri figli dopo il liceo per andare a fare il militare, e dove il militare é serio e spesso rischioso. Si dice che ogni famiglia in Israele abbia perso almeno un componente in qualche guerra se non attentati. Israele é quel paese dove se sorridi e abbatti quella barriera pseudo borghese milanese ti da la possibilità di trovare tanta gente che può diventarti amica con la sicurezza che lo sia al 100%. Alla fine basta un sorriso, perché i sorrisi qui non vengono regalati e quando mostri il tuo, é come se rompessi il ghiaccio con chi hai di fronte. Israele é quel paese dove la gente é piena di solidarietà se sei un nuovo immigrato, se sei un novellino delle sirene e in tante diverse occasioni. Israele é un paese piccolissimo dove tutti si conoscono, dove se hai modo di dare una buona impressione al tuo prossimo sei sicuro che quest’ultimo si faccia in quattro per aiutarti. Israele é quel paese dove fai amicizia all’ufficio postale, in banca mentre parli con l’impiegato che chiede di te e magicamente trovate di avere amici in comune, del fruttivendolo al Shuk Hakarmel che sentendo la tua pronuncia poco israeliana ti chiede da dove vieni, da dove vengono i tuoi genitori, e quasi quasi gli ultimi esami del sangue ma con la certezza di farlo con un sorriso. Israele é quel paese dove in ogni caffé c’é una ciotola per i cani, un rubinetto con una pila di bicchieri di plastica per chi volesse solo prendere un bicchier d’acqua e andarsene via nelle calde estati. Israele é quel paese dove il parrucchiere ti offre da bere mentre attendi il tuo turno e chiacchera con te come foste amici d’infanzia. Israele é quel paese dove sali sul bus e sei obbligato a pagare il biglietto e dove poi rischi la vita con la folle guida degli autisti. Israele é quel paese che permette ad ogni cittadino di potersi recare in spiaggia con le proprie vivande e asciugamani senza dover pagare niente ma con l’obbligo di pulire quando te ne vai perché la spiaggia é un bene di tutti. Israele é quel paese che sembra la Svizzera del Medio Oriente per certe cose, mentre per altre ti sembra di essere nel paleolitico. Israele é quel paese dove la maggior parte dei tassisti nel tempo della corsa ti raccontano la propria vita, o é più facile che sappia a memoria la tua e quando scendi, anche li, siete quasi amici di vecchia data. I rapporti umani sono spesso più semplici, molto meno formali dove vige più la sostanza che l’apparenza. Nel lavoro piace quello che sai fare, non come sei vestito. Ecco, queste sono alcune cose di Israele che trovo speciali e che sicuramente indicano o quantomeno confermano la mia totale integrazione nel paese, perché poi scopri quanto sei israeliano quando torni in Italia, nei modi, nella pazienza e tanti altri piccoli aspetti.

E non ultimo, Israele é quel paese che ti fa sentire a casa, che ti fa sentire ebreo e che ti lascia vivere la tua vita in totale libertà davanti ad una splendida alba o tramonto che sia, ma davanti al mare.

Un saluto da Tel Aviv

 

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Cosi…pour parler..

Ogni tanto scorro indietro i post di questo blog avendo sempre quel sorrisetto che mi linka ai pensieri di quel post che inizio a leggere. Che “verginella” che ero. Manco avevo la consapevolezza di quante cose avrei passato, avrei conosciuto o idee su cui avrei riflettuto. Più passa il tempo più non rimani stupito delle cose che vedi in Israele. La lingua bene o male l’hai acquisita, o quantomeno ti senti sufficientemente confident a mandare a fare in culo un israeliano nella sua lingua madre o padre che sia. Le inchiappettate riesci a schivarle. Non ti stupisci più dei vari Schumacher alla guida degli autobus. La minaccia di nuove guerre ti fa riflettere ma non ti preoccupa, tanto succede cosi da più di sessanta anni. Farti chiamare Achi (fratello n.d.r.) ormai non ti disturba quasi più seppure sai bene che il tuo sangue é parecchio diverso da colui che ti appella cosi. Non ti scocciano più i metal detector in giro per i grandi magazzini, o la sicurezza nei treni o aeroporto che sia. Non rimani più stupito da quelle belle soldatesse che girano con M16 più grandi di loro, o “semplici” civili armati uomini o donne che siano. Senti quella grande sensazione di sicurezza, seppure ogni paese qui vicino minaccia di annientarti. E’ bella la socialità. Quando stramazzi per terra per strada sei sicuro che qualcuno viene a soccorrerti, ma non ne conosci i tempi esatti. Socializzare mentre suonano le sirene e tu sei sulle scale coi vicini e ridi e scherzi. Ma chi mai l’avrebbe pensato a Milano che mentre un Iron Dome tirava giù un missiletto io ero a “socializzare” ?.

Che paese strano. Pieno di matti, bolliti per le rispettive religioni. Quando vai a Gerusalemme sembra niente sia cambiato da 5000 anni. Un’infinità di fannulloni che chiedono la carità. Gruppi di madri con rispettiva figliolanza vestita esattamente uguale con l’unica differenza delle misure. Questo paese é diventato talmente “mio” che ormai vado oltre a quello che una volta mi stupiva. Torni da Gerusalemme a Tel Aviv e ti sembra di aver smesso la macchina di Fred Flinstone ed essere salito sulla Tesla di Elon Mask. Negli uffici non esistono gerarchie, questo vuol dire che chiunque può venire a romperti ile palle direttamente e viceversa. Tutto deve essere fatto entro la giornata se non qualche ora dopo. Tutto va a mille, sembra di essere uno di quei criceti che corrono nelle gabbiette. La vita a Tel Aviv costa una fortuna. Il cibo ai supermercati oltre ad essere praticamente monomarca per prodotto é caro come il fuoco, cosi che quando vengo a Milano ed entro in una qualunque Esselunga rimango ebete per almeno una mezzora per quanta varietà ci sia. Non mi fermo poi a parlare dei prodotti italiani, almeno il doppio del prezzo. Sembra di vivere nel dopoguerra, ogni tanto nei gruppi FB condivisi leggi i vari post “ho trovato la passata Mutti a Namal, correte perche sta finendo”, se perdi quel treno sei fottuto. Devi aspettare che i “partigiani” arrivino con le provviste ma non sai in che negozio li metteranno e dovrai aspettare sempre la buonanima che farà un post e ti dirà dove trovare il famoso prodotto. Ma tu non sai se ce la fai ad andare a prenderli, o per la disponibilità o per il fido sulla tua carta di credito.

E poi il mare. Si, forse quello é il grande elemento che ti trattiene dai vari smadonnamenti. Sul mare ho poco da dire. Pur non essendo un “marittimo” ma un fedele montanaro nel paese sbagliato il mare ha dei grandi pregi, ovvero quello di farti capire che sei qui per il mare alla fine.

Come un “ganassa” ormai giro le strade di Tel Aviv, quasi fossi il Ras della citta’. La sensazione di essere “padrone” della citta’ e’ quasi in me. Per padrone intendo solo la parte di “conoscienza” della citta’, nient’altro. E pedala e ripedala alla fine faccio sempre lo stesso tragitto perche’ forse sono le strade che piu’ preferisco. Mi avvio su Ben Gurion, arrivo in Kikar Rabin e via a sud verso Ibn Gvirol laddove sono indicate chiaramente sul marciapiede le corsie preferenziali per noi ciclisti da strapazzo. E’ venerdi, il delirio in citta’ dura piu’ o meno sino alle 14 dove in queste giornate pre-estive si cominciano gia’ a vedere Havaianas o flip flop che siano, shorts e occhiali da sole d’ordinanza. I muscoli ancora sono in fase relax e l’acido lattico ancora dorme, quindi posso continuare la mia pedalata a velocita’ bambino di 8 anni ma agghindato di tutto punto come fossi il famoso Gimondi. Niente da dire, ti accompagnano le cuffiette con della bella musica, una temperatura piacevolissima ed un cielo bluissimo. Il Gimondi che e’ in me mi impone di fare la salita alla fine di Ibn Gvirol dove nonostante abbia ridotto le marce mi sembra di vedere all’orizzonte Bar Refaeli che mi fa l’occhiolino, ma mi rendo conto che e’ solo finito l’ossigeno e ho ancora le forze per rendermi conto che e’ solo un miraggio. Il giro d’ordinanza mi impone di girare a destra e presentarmi su Rotchild, un bel viale alberato con corsia ciclabile che mi piace particolarmente. Il verde degli alberi, i bambini da investire e soprattutto attraversare i due baretti in mezzo al viale dove la gente sembra cammini in modalita’ zombie e non si rende conto di essere in mezzo alle balle. Non importa, sono stranamente sereno tanto da dare un paio di pedalate e trovarmi cosi al semaforo che incrocia Allenby. Davanti mi aspettano ancora un paio di centinaia di metri per decidere poi che strada prendere. Opto per Neve Zedek con la sua strada principale riaperta ed un sacco di potenziali vittime che camminano in mezzo alla strada. La strada e’ talmente in discesa che e’ inutile svegliare l’acido lattico, lasciamolo dormire e arriviamo sino infondo dove decido di attraversare la strada e portarmi sul lungomare per dirigermi poi verso Yaffo. Arrivo al porto di Yaffo dove e’ evidente il mix di culture, ma superato quello arrivi sul lungomare di Yaffo che preferisco per la calma, la pace ma la lingua parlata cambia leggermente. Questo non fa differenza. La collina verde ed il mare blu davanti mi impongono una sosta quasi abbia percorso 300 km. Ma il silenzio e’ talmente piacevole che alla fine ho preferito godermelo mentre la mia bici brucava un po’ d’erba. Mi rimetto in sella per arrivare sino alla fine del lungomare  oltre Yaffo ricordandomi che i kilometri fatti all’andata li dovevo fare pure al ritorno, e al grande sportivo che e’ in me e’ scesa una lacrima pregando allo stesso tempo di non essere contro vento. E forza in marcia. Lungomare come se non ci fosse un domani sino a Gordon. Spiagge piene, chillax, e quella sensazione di vivere un una citta’ di mare. Ops.

Cosi…pensando…

bartelaQuando arrivai in Israele nel 2010 in occasione di una gita fatta con una organizzazione ricordo che parlammo dell’integrazione dei nuovi immigrati in terra di Israele. Ci trovavamo in un Kibbuz tra Beersheva e Mizpe Ramon. Io che non sono proprio la persona piu’ socievole di questo mondo mi trovavo assieme ad un’altra cinquantina di persone che erano piu’ o meno nella mia situazione. Ascoltavamo i “vecchi saggi”, ovvero coloro che fecero la mia stessa mossa qualche decennio prima e ci davano suggerimenti sull’approccio alla nuova vita, alla nuova cultura e soprattutto alle nuove persone. Ricordo bene che una “saggia” disse: “per capire se Israele e’ il posto dove volete vivere, dovete almeno aspettare dai quattro ai cinque anni, solo cosi potrete capire appieno cos’e’ Israele e se volete starci.”

Aveva ragione. Probabilmente c’e’ chi lo capisce prima ma anche quelli che si prendono tempo. Ci sono mille sfaccettature che compongono la nuova vita che si mettono a fuoco col passare degli anni, e che neanche forzatamente possono essere compresi prima di questo periodo. Israele, con le sue persone e la sua storia e’ un paese estremamente difficile.

Finita la carica dei primi sei mesi cominciano ad arrivare le docce fredde, qualche sberla qua e la ma la molla e’ ancora carica e si va avanti determinati verso l’obiettivo. Di sberle ne prendi ancora, ma qualcuna impari a schivarla. Impari che ogni tanto dopo tre sberle arriva una carezza, e poi ancora un paio di sberle. C’e’ qualcosa da cambiare per vivere in questo paese. Tel Aviv non e’ Milano, Israele non e’ l’Italia. Qui sei da solo e le basi vanno ricostruite, devi venderti e devi capire come funziona. Le carezze iniziano a piacerti, e allora cerchi di scandagliare andando alla ricerca di carezze e solo quelle, cerchi di capire come funziona. Cambi il tuo modo di essere, di vivere o quantomeno cerchi di farlo piu’ vicino alle persone che ti circondano. Cerchi di capirle staccandoti dalla mentalita’ che avevi nel Belpaese.

Inevitabilmente dopo diversi anni hai imparato da chi puoi prendere carezze, hai anche imparato a dare qualche sberla e soprattutto hai imparato a capire un po’ di piu’ la popolazione. Certe cose non le digerisci, certe cose di “casa” tua ti mancano sempre, ma alla fine tu oggi vivi a Tel Aviv, che non e’ solo sole e mare, ma tante altre cose nelle famose sfaccettature che si mettono a fuoco col passare degli anni. Hai imparato a leggere il viso delle persone quando cammini per strada, quando sei in autobus, usi quelle 10 parole per rompere il ghiaccio con chi ti sta davanti e facilitare l’approccio. Hai appreso la lingua e capisci i linguaggi e gli sguardi delle persone e senti che ormai Israele fa parte di te. Hai vissuto un paio di guerre e pensi a quante invece ne hanno dovuto vivere gli israeliani, e cosi capisci ancor di piu’ il loro carattere, la tenacia, la sfacciataggine sentendoti poi parte integrante di questo mondo e pensi alle parole della “saggia” con un sorriso sul tuo viso.

israQualche giorno fa meditavo sulla possibilità di chiudere questo blog, proprio per il fatto che probabilmente non aveva più motivo di esistere. Nasceva come esperienza di un cambio di vita da testimoniare a me nel tempo, e a chi aveva voglia di seguirmi in questo percorso di vita. Riflettevo sul fatto che oramai il cambio di vita è dato per acquisito, e quindi che altre esperienze particolari avrei potuto raccontare a chi oggi ha voglia di leggere queste poche righe ?. Ho desistito, e come spesso accade mi sono ripromesso di ripensarci con più calma.

Credo di aver fatto bene. Quello che stiamo vivendo oggi in Israele non è certo uno dei più bei momenti. Accade spesso che la percezione di chi mi scrive dall’Italia chiedendomi notizie, sia evidentemente diversa dalla reale situazione si vive a Tel Aviv, vuoi per come le notizie vengono date nei media italiani, per l’enfasi su alcuni messaggi ma molto spesso per interessi puramente giornalistici. Sono sincero, la situazione non è drammatica ma c’è comunque un po’ di preoccupazione. Tel Aviv sembra la svizzera di Israele, sembra quasi siamo immuni da quello che succede a 45 minuti di autobus da qui, ma non è poi cosi vero. I cani sciolti esistono, e sotto le Azrieli ci hanno provato, riuscendoci.

La vita di tutti i giorni va avanti, e purtroppo in questi ultimi giorni, ogni giorno, qualche accoltellamento avviene e comunque la tensione sale perché la speranza è sempre quella che siano dei casi isolati, ma accadendo di giorno in giorno non possono più certo essere  definiti “isolati”.

Sali in autobus, passeggi, giri in bici, gli occhi sono sempre attenti a guardarsi in giro con attenzione pronti a qualunque movimento strano, anche se come detto, Tel Aviv sembra immune (ma mai abbassare la guardia).

Le domande tra tutti sono poi le stesse. “andremo incontro ad un’altra guerra ?”, “che escalation si prospetta ?”. Qualche missile al sud di Israele è arrivato, e la pronta risposta dell’aeronautica c’è stata, ma rimane tutto ancora un tira e molla. La sensazione comunque, anche a fare tutti gli scongiuri, è che ad un altro conflitto si rischia di arrivare anche se le variabili sono ancora tante. Israele non so quanto tollererà ancora che i propri cittadini vengano accoltellati per strada, indistintamente da matti palestinesi che agiscono in nome delle vergini (n.d.r. – se ne esistono ancora).

C’è poi il fattore abitudine. Anni fa in Italia avrei visto questi eventi come spettatore e li avrei giudicati come pura follia, pericolo. Oggi è una pseudo routine. Accoltellamenti, attentati, guerra sono tristemente esperienze vissute in questi quasi 6 anni, fortunatamente eventi sporadici, ma vissuti.

Ma la vita va avanti, l’estate continua ed il mare é sempre un ottimo sfogo.

Stay tuned.

Sono quegli eventi della vita che ti cascano addosso senza che te ne accorgi. Quegli eventi inaspettati e tristi che ti fanno capire profondamente il valore e soprattutto il tempo che hai per far si che la tua vita possa avere un vero significato. L’ho imparato 15 anni fa, e parlando poco fa con un caro amico che ha passato lo stesso evento nelle scorse settimane, ho capito dalle sue parole come sia cambiata la sua percezione della vita, da prima, al dopo.

Molte cose le diamo per scontate, ci sentiamo al di fuori ed al sicuro quando “quegli eventi” capitano agli altri, ma quando toccano noi, rimaniamo allibiti che la nostra supercorazza non ci ha protetti, anzi, ci ha traditi inaspettatamente.

Questo post non ha a che fare con Israele, ma con qualcosa di piu’ grande, la vita. La nostra vita.

Mentre parlava mi diceva le cose che penso da quindici anni, e che mi hanno portato ad avere un approccio con la vita diverso da molti altri, I quali spesso rimangono stupiti da certi miei comportamenti. Non voglio fare filosofia, non sono un filosofo, ma semplicemente dare suggerimenti su aspetti che ho imparato a chi magari oggi ha gli occhi un po’ offuscati, e certe cose ha difficolta’ a capirle.

  • State vicino ai vostri genitori, sorridete, chieccherate con loro. Cercate di supportarli, di essere accondiscendenti anche se magari non condividete il loro pensiero al 100%.
  • Chiarite con loro i diverbi che avete avuto o che avete, perche’ oggi ci sono, domani non potrete piu parlarne e questo, magari ad alcuni, spacchera’ il cuore.
  • Fate della vostra vita cio’ che volete di piu’, o quantomeno datele la direzione che piu’ vi piace. Cercate di essere registi e non comparse. Non fate che sia la vita a gestire voi, ma che siate voi a gestire la vita, perche’ un giorno inevitabilmente sara’ la vita che vi gestira’, e voi non potrete fare cio’ che avreste sempre voluto o soprattutto sognato.
  • Date la giusta importanza al lavoro. Il lavoro non e’ la vostra vita, e’ solo parte di essa. Non fate in modo che il lavoro “infetti” la parte bella della vostra mente. Lavorate il giusto, ne di piu’ ne meno, impegnandovi e lavorando diligentemente, ma concentratevi sulla vostra vita, perche’ i giorni passano, e purtroppo anche gli anni.
  • Circondatevi, possibilmente di gente che sorride, che vi vuole bene e che un domani potra’ essere come una famiglia, perche’ sono le persone che vi sosterranno domani, sempre.
  • Questi “eventi” ti scaraventano in un mondo del tutto nuovo, dove impari nel bene e nel male la compassione, la tenerezza, e a guardare le persone, tutte le persone con occhi diversi.

Queste sono alcune cose che ho imparato, e su cui rifletto sempre,  salutando mio padre quindici anni fa.

roshE anche quest’anno il 26 agosto e’ arrivato. Tel Aviv non ci pensa proprio a spopolarsi del tutto, alla fine mancano ancora pochi giorni alla fine del mese, e la speranza e’ che volino il piu’ veloce possibile per entrare in uno dei periodi piu’ belli, quello senza i francesi. Dai su, diciamolo i telaviviani si stanno riappropriando della loro citta’, e piano piano l’ebraico torna ad essere la lingua ufficiale. Si vedono meno camicie bianche e pelle nera in giro, oltre a Kippot “gigantiche” in testa. Il meteo poi aiuta. Non avrei mai pensato di gradire i 30 gradi di questi giorni, vista la fornace della scorsa settimana. Le giraffe, gli ippopotami e gli elefanti dopo aver fatto capolino nella nostra citta’, hanno ripreso la loro strada verso il prossimo safari in terra d’Africa, che promette le stesse temperature di un paio di settimane fa.

I colori tornano ad essere piu’ nitidi. Sui banchi dei fruttivendoli e supermercati ricompaiono i melograni di dimensioni spropositate, miele ed altri ingredienti per il capodanno ebraico che comincera’ tra poco piu’ di un paio di settimane  per augurarci un dolce anno.

Mi conforta l’idea che agosto stia finendo, sara’ perche’ finalmente cominceranno le mie vacanze, e che comunque si va verso uno dei periodi piu piacevoli in Israele. Alla fine che dire, mi accontento di poco.

A tra poco a Milano !!

abbraccione

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