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Archive for maggio 2010

C’é sempre una prima volta….purtroppo !!

Si dice sempre, “c’è sempre una prima volta”, e questa volta l’esperienza non è stata una delle più gioiose da quando sono in Israele. La giornata di oggi è stata caratterizzata da un’esercitazione, su scala nazionale, per quanto riguarda la possibilità di un attacco missilistico da parte di coloro che ci circondano, o che magari ci vedono un po’ col binocolo, ma non sono poi così distanti. Gli armamenti dell’ Iran, del Libano e della Siria oramai hanno ricevuto l’upgrade a testate che possono colpire anche Tel Aviv. Ebbene, per la prima volta ho partecipato all’esercitazione. Intendiamoci, non che abbia dovuto fare qualcosa di particolare se non, grazie al cielo, simulare la corsa in un luogo riparato. Questa è la realtà di Israele dal 1948, uno Stato all’avanguardia nella tecnologia medica, nell’hitech, nelle energie rinnovabili, un paese in cui si vive nella massima libertà, socialità, e ogni tanto di rispetto, capita anche che di tanto in tanto bisogna prepararsi, o soprattutto, essere sempre pronti, ad un eventuale attacco nemico. Quello che sino al 24 Aprile leggevo solamente sui giornali, sui siti internet, e lo sentivo dire dalla gente che conosco e che vive in Israele, oggi, l’ho provato veramente. Alle 11.00, è suonata la sirena. La mattina studio ebraico a scuola, il rifugio della scuola non contiene tutti gli alunni quindi, la “soluzione” è quella di stare al più interno, accovacciati al muro, mani sulla testa, e soprattutto, preghiera. Lo ribadisco, fa veramente uno strano effetto. A questa esercitazione, si è preparata tutta Israele, tutti i reparti dell’esercito, dell’assistenza medica, psicologica e sicuramente tanti altri di cui non sono a conoscenza. Ribadisco, effetto pazzesco.

Come capita nei paesi civilizzati, (non ricordo in Italia succeda), nel pomeriggio ho partecipato ad una Job Fair all’Università di Tel Aviv. Per i non anglofoni (poche centinaia iscritti a questo blog), si tratta di una “fiera del lavoro”. La location fantastica, chi ha avuto modo di vedere il campus dell’Università di Tel Aviv sa di cosa parlo, la giornata meravigliosa, un caldo non indifferente, ma soprattutto una quantità di stand (tutto all’aperto) che vedeva una gran presenza di società Hitech (grazie a D-o). Diverse società di selezione del personale che raccoglievano CV sul posto, colloqui on site, gadgets a non finire (gelati, freesbee, blocchi e penne a non finire…). Diversi i produttori Intel, Microsoft, HP, RSA, SAP, ecc. molti di questi alla ricerca di studenti nella fase finale del loro corso universitario, ai quali viene garantito loro un posto di lavoro, tirocinio e quanto serve per essere uno sviluppatore, o engineer di successo per le rispettive aziende. Ovviamente, me li sono passati uno a uno, quasi fossi una “passeggiatrice”, scambi di biglietti da visita, curiosità, lettura del CV, approfondimenti, erano le attività prevalenti con ogni standi visitato. Ovviamente, essendo in Israele, non potevano mancare stand di cibo, dove uno poteva anche fare la spesa per casa, veramente incredible.

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La nuova dimensione..

Camminare per Tel Aviv intorno a mezzanotte con l’Ipod,  e Diana Krall in ascolto, è un’esperienza non indifferente. La cosa curiosa è che, navigando con la mente in qualunque dimensione ascoltando un po’ di bella musica jazz, ogni tanto arrivano al naso quegli “odori” tipici di Israele, falafel, sharma, grill, che ti riportano al presente. Ho praticamente fatto in tempo a sentire tutti i Greatest Hits di Diana Krall, visto che anche ieri sera avevo deciso di fare la maratona in notturna di Tel Aviv, sempre dal porto a nord (ora totalmente convertito in locali, e chillout places), sino a dove mi trovo a “vivere” in queste settimane, a sud di Tel Aviv, nella zona di Florentine. Sarebbe stata una grande idea fare la maratona in notturna, se di giorno magari mi fossi un po’ riposato, o quantomeno avessi avuto una giornata poco poco rilassante.

La scuola è cominciata. Il primo giorno è arrivato. Come un bambino che si appresta ad andare alle elementari (forse con un po’ più di razionalità, ma non tanta), pensavo all’accoglienza in classe dei miei nuovi compagni di merende. Certo, avessi cominciato l’ulpan (così si chiama la scuola per imparare l’ebraico) dal primo giorno come tutti, avremmo vissuto tutti quanti la curiosità delle nuove persone, del primo giorno, della nuova maestra (che non è proprio quella di Pierino nei film di Alvaro Vitali), ma così non è stato. Il test che ho fatto nei giorni scorsi mi ha permesso di entrare in una classe “avanzata”, diciamo di meno trogloditi, quindi mi sento un gran professore davanti a loro. Bella la modestia eh ?.

La sveglia suona alle 7. Ancora non ho chiari i tempi che ci vogliono per arrivare a scuola, e certo, il primo giorno non posso arrivare a lezione cominciata. Mi sembra di aver dormito cinque minuti dalla notte precedente, ma l’adrenalina nel sangue di vedere la mia nuova maestrina, e i miei nuovi compagnucci, mi dà un gran stimolo ad alzarmi (vi lascio immaginare). Con la colla negli occhi mi appresto a farmi un caffè, almeno per avere un po’ di caffeina nel sangue, e per presentarmi con un po’ piu di e energia. La giornata è bella, come tutte da quando sono in Israele. Alle 7.30 il sole è già alto, le bandiere israeliane sventolano, e io nella semi-coscienza mi porto verso la porta. Dieci minuti a piedi, aspetto il mio autobus, faccio il biglietto, mi impadronisco di una poltrona e scruto attentamente la strada per non perdere la mia fermata e cominciare così la mia giornata con una maratona mattutina. Arrivo, ovviamente prima del solito, solo 25 minuti d’anticipo, vabbé, bisognava calcolare il tempo e quindi con calma entro nell’edificio. Individuo la classe, comincio a scrutare le facce, cerco di indovinare le provenienze, ma senza che parlino è abbastanza difficile. La morà (maestra) arriva, mi presento, e prendo parte alla mia prima lezione. Non mi soffermo alle lusinghe continue per il fatto di essere italiano, per il fatto che è stata a Milano, per il fatto che l’hanno rapinata in stazione centrale, per il fatto che veramente non ne potevo più di sentire “pizza, spaghetti, armani, ecc”, ma se tutto questo può portarmi del bene, perché no ? Lezione interessante, mi ha fatto piacere capire praticamente tutto, e comunque ho notato una discreta professionalità dell’insegnante. Col sorriso sulla bocca per la nuova esperienza, esco alle 12.50, solo quattro ore e mezza di scuola, considerando comunque mezzora di intervallo tra le 10.00 e le 10.30. Bello l’intervallo, finiscono contemporaneamente le lezioni, si scende nella “lobby” della scuola, si prende un caffè, una bibita, si esce nel giardino e ci si siede al sole. La cosa divertente è passeggiare in mezzo a tutta questa gente, si sentono le lingue più disparate, russo (ovviamente), spagnolo, francese, americano, inglese, e non mi soffermo a raccontare la bellezza di certe ragazze….mmahhh, vedremo nelle prossime settimane se l’italiano riuscirà ad avvicinare qualche bella straniera.

Uno spuntino a pranzo con un paio di amici in Dizengoff sotto ad un sole caldo, un po’ di relax, e poi sotto con le mie continue missions (casa e lavoro).

La serata è stata caratterizzata da un evento molto interessante. A Tel Aviv c’è sempre qualcosa da fare, direi principalmente feste, quindi, se uno ha voglia di andare a conoscere nuove persone, divertirsi, passare una serata con nuovi potenziali amici, direi proprio non c’è problema. Per quanto mi riguarda, ieri, ho partecipato ad un evento interessante, al porto di Tel Aviv, in uno di quei bei locali con i salottini ben distribuiti all’esterno. L’incontro aveva per soggetto “Afterwork”, obbiettivo, quello di incontrare persone nell’ambito lavorativo, proveniente da qualunque settore, conoscersi, scambiarsi biglietti da visita, parlare di opportunità. Ovviamente bisognava registrarsi, e dopo aver inserito nome e cognome, come azienda (campo obbligatorio) ho messo “in cerca di lavoro”. Serata molto piacevole, circa un centinaio di persone, dove per stimolare a conoscere nuova gente, all’ingresso veniva fornito un “librettino” con una lettera in cinque copie (io avevo 5 D), lo scopo era quello di formare la parola “drink”, quindi dovevi almeno muoverti a cercare coloro i quali avevano le lettere “rink” (non di Rinko), per avere poi la consumazione gratuita. Certo, idea un po’ infantile ma secondo me utile per stimolare la gente ad andare alla ricerca, scrutando comunque le mega etichette che ognuno aveva attaccato al petto col proprio nome, funzione ed azienda, in modo da poter catturare la persona interessata. Non solo, prima dell’inizio dell’evento (forse un po’ tardino, ma comunque utile), gli organizzatori hanno mandato a tutti coloro che si erano registrati un file di excel con i nomi dei partecipanti, azienda, funzione nell’azienda, e settore di appartenenza. Interessante, molte conoscenze, scambi di bigliettini, e il futuro sarà una sorpresa.

La giornata si conclude quindi portandomi alle orecchie le cuffie del mio Ipod, e nei brani casuali impostati, parte il greatest hits di Diana Krall (vi suggerisco di scaricarlo), e quindi mi incammino per la mia maratona serale, dopo una giornata particolarmente impegnativa.

Benvenuti nella nuova dimensione !!!

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Si torna a scuola..

L’ho visto, l’ho visto, vi assicuro l’ho visto. L’avevo intravisto poco poco dall’aereo, ma non ne ero sicuro. Il mare c’è in Israele, me l’hanno presentato, si chiama Mediterraneo, e sono andato a fargli visita proprio lo scorso week end. In questo mio quasi mese di vita in Israele, non l’ho mai visto” seriamente”, non mi ci sono mai avvicinato, quasi ne avessi sempre avuto paura. Mi sbagliavo, era li che mi aspettava, calmo, trasparente, e mi diceva “su su, buttati buttati”, ma non avevo il costume.

Le giornate qui a Tel Aviv procedono sotto un bel sole, un immancabile cielo azzurro, ed una brezza che farebbe invidia anche ad uno skipper. Mi godrei sicuramente qualche giorno in spiaggia, ma al momento ho delle priorità super da affrontare. Tra la ricerca di lavoro, la ricerca della casa, la burocrazia israeliana, fare Public Relations, le giornate volano ad una velocità pazzesca. I ritmi rispetto a Milano sono cambiati tantissimo e soprattutto le abitudini. Qui, la mia lingua principale è l’inglese, poi mi capita di parlare un po’ di francese (per quanto ricordo da scuola), poi un po’ di ebraico (le dieci parole che conosco), mi manca solo di fare un po’ di suoni gutturali e rivolgermi ad un arabo. Affrontare i colloqui in inglese non è proprio facile, soprattutto se davanti a te c’è un israeliano che parla l’inglese come io parlo l’ungherese, e tra una domanda e l’altra ti parla in ebraico.

Oggi, dopo anni, sono tornato a scuola. Ebbene, ho dovuto sostenere il test per entrare a scuola e studiare l’ebraico. Corso intensivo di cinque ore al giorno (8.15 – 12-50) per la durata di sei mesi, stò solo cercando di immaginare in che stato arriverò al sesto mese, considerando che, se D-o vuole, trovando lavoro, sarò costretto a spostare il corso la sera e lavorare di giorno. Il test è stato abbastanza “divertente”, ho pensato veramente di essere un genio nel momento in cui la “sciura” si presenta in classe dicendo “chi sa un po’ di ebraico, sa le coniugazioni, fa il test B, chi non le sa, fa il test A”, ebbene, il fenomeno ha optato per il test B, entrando in panico dopo dieci minuti. Il test totalmente in ebraico, nessun aiuto in lingua inglese, perciò vai di lettura versione fantasia. D-o solo sa cosa ho scritto !!! Ad ogni modo, va detto che sono qui per imparare, niente da dimostrare, quindi dalla prossima domenica, si parte coi corsi intensivi di lingua ebraica.

Non volendomi far mancare niente, oggi, ho deciso di presentarmi un una delle quattro mutue israeliane (la Maccabi) per estendere la mia copertura sanitaria. Si, in Israele si fa concorrenza anche la mutua, tu scegli chi ti da il servizio migliore, o quantomeno quello che tu reputi migliore, oppure per un fatto di vicinanza a casa tua, o per altri fattori che in questo momento non conosco. Mai come in questo caso, sanitario, la concorrenza è una cosa meravigliosa. Faccio la mia solita maratona mattutina, stamattina sotto un sole un po’ pallido, ed una umidità del 400%, anche oggi, nessuna pettorina e nessun aiuto idrico durante il percorso. Arrivo negli uffici della Maccabi (la mutua da me scelta), praticamente a quattro zampe, disidratato, e la maglietta da strizzare. Dal momento in cui varco l’ingresso, comincia il cabaret. Si, perché non è proprio cosi comune che in Israele “tutti” parlino l’inglese, e così mi rivolgo all’omino della sicurezza (70 anni portati molto male) e gli chiedo: “parli inglese ?”, mi fa uno strano cenno, che interpreto positivamente, ma a mio totale rischio, e porgo la domanda. Mi indica gli uffici dove registrare la mia mutua. Salgo, quarto piano, mi infilo in un’ufficio dove trovo quattro sportelli, quattro impiegate (una araba, ma vabbé) e li, comincio a immaginare l’inferno che da li a qualche minuto dovrò passare. Nella mia mente passano tutte le preghiere delle tre religioni monoteiste (per non far torto a nessuno) nella speranza che almeno una di quegli esseri, parli la lingua di Obama. Per la cronaca, parentesi, dovete sapere che in Israele l’escurisone termica tra la strada e gli uffici è di circa -50°, quindi entrando con una temperatura corporea di circa 50° dal calore, nella saletta ero in attesa ad una temperatura di zero gradi. La brina cominciava a darmi fastidio, e la polmonite cominciava a farsi sentire, ma la goduria era veramente massima.

Nonostante ci siano i numeri, come in Italia, nessuno provvede a mandare avanti il contatore, quindi si va un po’ alla c…o, io prego sempre di avere fortuna di trovarmi davanti una che spizzichi tre parole di inglese. Arriva il mio turno, mi avvicino con timore allo sportello, mi siedo, sorrido, e credo di aver trovato la meno peggio finquando le domando se parla inglese, lei mi risponde “poco poco”, io “alla grande, sono rovinato”. Alla fine tra le mie dieci parole di inglese, lanciate a dadi e prese come capitavano, sono riuscito a trasmettere la mia necessità (spero), e lei parlandomi come se parlasse ad un deficiente in ebraico, mi faceva capire (più o meno) le varie cose. Bella esperienza, spero solo di non aver fatto l’estensione della copertura medica per un ginecologo, sarebbe alquanto imbarazzante.

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La nuova realtà

Dizengoff Center

Seduto all’Arkaffé del Dizengoff Center di Tel Aviv, mi guardo in giro, con gli occhi semichiusi dalla stanchezza. La maratona di oggi è cominciata alle 9.30, ed attualmente (ore 18.15 israeliane), sono ancora in giro, con le “serrande” semiabbassate. Ho preso il posto migliore, ormai mi stò impossessando dei tavoli strategici che mi permettono di avere una visuale a 180 gradi della situazione, ma soprattutto della ciabatta elettrica, da cui succhio energia per il mio ufficio, e per il mio cellulare. Se un giorno decideranno di mandarmi la bolletta elettrica per l’usufrutto, oltre al conto per l’utilizzo del wifi, credo rinuncerò al ripostiglio in cui stò dormendo in queste settimane.

La giornata di oggi è cominciata con un “colloquio” di lavoro. Peccato che ero solamente io a pensare che era un colloquio di lavoro. Dall’altra parte sembrava una pura e semplice chiaccherata, dove non traspariva neanche per qualche secondo la necessità della mia esperienza all’interno dell’azienda per cui lavorava il mio interlocutore. Quindi, alla fine, che diavolo mi sono alzato a fare alle 7.00 ? vabbé, guardiamo il lato positivo, il mio CV continuerà a fluttuare per la rete, anche grazie a questa persona che si è impegnata a mettermi in contatto con suoi contatti. Eh si, qui in Israele è praticamente una consuetudine, positiva, il fatto di trasmettere il tuo CV ai propri contatti in modo tale che, qualcuno prima o poi, possa essere interessato alla tua esperienza, e viceversa.

Una delle esperienze più “divertenti” che ho avuto qui, è andare al Ministero dell’Immigrazione. Sembra in pratica che il ministero sia stato creato per l’immigrazione dei russi. E dire che, sopra la porta principale d’ingresso non c’era la bandiera russa, ma quella israeliana.

Appuntamento alle 15.00, mi presento come al solito puntuale. Fesso. Davanti alla porta di Svetlana (una vecchia rimba), chiusa, prendo posizione e penso: “se busso, devo presentarmi e dirle chi sono, ma in che lingua glielo dico ? …russo ? inglese ? semi-ebraico ?, machissenefrega…”. Busso alla porta, sento un rancido “suono” vocale, non capisco, apro e vedo questo essere immondo che alla mia vista mi fa il gesto israeliano di attesa (per chi non lo sapesse, è esattamente quello che facciamo noi con la mano destra quando ci rivolgiamo a qualcuno dicendo “ma cosa vuoi !!!”). Dopo questo gesto di alta educazione, chiudo la porta e mi siedo davanti, aspettando che Svetlana mi chiami dentro. Passa almeno mezzora, in questo tempo dentro l’ufficio entrano altre Svetlane, parlano, ridacchiano, forse si bevono anche un paio di shots di Vodka, e poi silenzio totale. KGB in agguato ? è entrato James Bond dalla finestra e li ha stesi tutti ? che faccio ? ribusso ? riapro ? mi faccio rimandare al diavolo ?. Sento una voce chiamare, e quindi entro. Per farla breve, ciò che si poteva fare in 10 minuti, è stato fatto in 50 almeno. Esperienza unica. Uscendo, pensavo di dover camminare col passo dell’oca.

L’inizio di una vita diversa porta inveitabilmente ad affrontare quelli che magari sono “rotture di balle”, magari dovuti a burocrazia, o altre problematiche, con positività, e magari delle volte con il sorriso sulla bocca. Quello che una volta sembravano problemi insormontabili, nella mia “precedente” vita, qui li affronti come se fossero solo piccoli steps che ti porteranno comunque ad avere una qualità di vita migliore, magari più serena. Fino ad oggi ho fatto “chiaccherate di lavoro” nei caffè, o meglio ancora, nel mio ufficio. Chi mi chiama per un colloquio, per una chiaccherata, dove magari alla mia domanda “dove ci vediamo” ? mi viene risposto, in quel caffè, piuttosto che, andiamo a pranzo là, puttosto, prendiamoci un aperitivo, al massimo dell’informalità.

Le persone che ultimamente mi sono trovato davanti sono prevalentemente persone che lavorano nell’hitech, qui in Israele. Prima di incontrarli guardo se hanno dei profili attivi su Linkedin, delle volte si. Purtroppo li leggo. Laureati in informatica, capitani dell’esercito, CEO di aziende, e ti si presentano tranquillamente davanti in jeans e maglietta, zainetto (notebook ovviamente), e ti spaccano il capello in quattro. Ma io che racconto a sta’ gente ? confronto alle loro esperienze e conoscenze, io sono un uomo piccolo piccolo.

L’ultima esperienza mi è capitata proprio pochi minuti fa, due ragazzi, 27 anni, laureati in informatica, uno a Tel Aviv, e l’altro al Technion di Haifa (super università israeliana), si sono rotti le scatole di lavorare per le precedenti aziende, si sono licenziati, hanno sviluppato un applicativo software per cellulari (tutti i sistemi), e ora sono in attesa dei finanziamenti da parte degli investitori (parliamo di un paio di milioni di dollari per cominciare). Mi viene da pensare, ma io a 27 anni cosa facevo ? …lasciamo stare.

Come ho conosciuto queste due persone ? ..in un locale di Tel Aviv, presentati da un amico, che manco lui li conosceva direttamente, ma attraverso un’altro. Questo per dimostrare qui, quanto sono veloci le presentazioni, le conoscenze, e le chiaccherate che poi portano ad approfondire eventuali opportunità di lavoro o altro. Stasera comincia il week end, vediamo chi conoscerò di nuovo !!!

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Life goes on…

Le giornate a Tel Aviv volano come il vento. Mi sembra di essere qui da mesi, in realtà oggi è esattamente la seconda settimana di permanenza. Incredibile. Sembra di essere stato catapultato in una dimensione completamente diversa, ed in parte è proprio così. Da quando sono arrivato in Israele, ho il sorriso stampato in faccia (nonostante gli israeliani, e quindi io stesso). L’atmosfera è incredibilmente diversa da quella lasciata a Milano, e che conosco bene. Sono consapevole che sono ancora sotto l’effetto del buonumore, della novità, ma per quale motivo mi chiedo io, tutto dovrebbe finire proprio perché l’aspettativa è quella che tutta questa atmosfera, un certo momento, dovesse finire. Non so, non ci credo tanto. Come nel mio precedente post, giorno per giorno si entra più a contatto con la realtà israeliana, ma non credo non ci sia un paese al mondo che non abbia alcun problema nell’ambito della burocrazia, o di qualunque altro aspetto. La Svizzera mi vien da pensare, ma non cambierei mai la Svizzera con Israele, ci mancherebbe altro. Queste giornate sono alquanto piene, i ritmi ovviamente, rispetto a Milano, sono cambiati paurosamente. Sarà perche la sera arrivo a casa in ginocchio, e crollo a letto come un neonato dopo l’ultima poppata (magari !!!). La mattina la sveglia è piu o meno alle 8, so che c’è chi si sveglia prima (ma so anche che c’è gente che si sveglia dopo). Non è tanto per il fatto che voglio svegliarmi proprio alle otto, quanto al fatto che qui, alle otto, la gente lavora almeno da un’ora se basta, e quindi, ti chiamano senza problemi sul cellulare. E io che faccio ? rispondo con la voce rauca come se mi fossi appena alzato ? considerando poi la mia funzione cerebrale totalmente inesistente (poche battute adesso !!), mi devo svegliare ed essere pronto ad ogni telefonata in arrivo…OPERATIVO !!! Quando sono le 11, mi sembra siano le 3 del pomeriggio di Milano, la giornata è incredibilmente lunga, ma grazie al cielo perché le cose da fare sono veramente tante. Tra documenti da preparare, tra ricerca della casa, tra ricerca di lavoro, e rispettare comunque appuntamenti ed impegni, ogni giorno è una maratona, nel vero senso della parola, perché appena esco dal portone c’è l’omino che spara per aria, mi attacca la pettorina col numero, e la sera quando arrivo a casa, vedo la bandiera a scacchi, e di tanto in tanto qualche allucinazione. Non mi soffermo sull’aspetto dell’alimentazione. Alcuni di voi penseranno che nella terra promessa sono arrivato promettendo di far fuori tonnellate di carne. Vi tranquillizzo, non è proprio cosi. Il fatto è che a Tel Aviv, si mangia a qualunque ora del giorno e della notte, qualunque tipo di cibo. Cammino per strada, e sono circondato da cibo, shwarme, Falafel (so che qualcuno si leccherà i baffi qui…), negozi con sacchi pieni di spezie, frutta secca, yogurterie, sushi, gelaterie, e chi più ne ha più ne metta. La sensazione è quella di Ulisse quando era chiamato dalle Sirene, che l’han dovuto legare all’albero della barca per non buttarsi. Ecco, diciamo che io non mi lego da nessuna parte, ma la voglia di buttarmi a capofitto in tutte queste cibarie non manca, anzi, è molto presente, sono un po’ trattenuto per i costi, e soprattutto per la dimensione fisica che potrei acquisire con tutti questi grassi, quindi cari miei, non dico che sono diventato vegetariano, ma poco ci manca. State tranquilli, quando verrete qui, vi dimostrerò, a vostre spese, che non sono vegetariano. Vediamo, non posso non fermarmi a raccontarvi il fatto del giorno. Sino ad oggi, avevo una scheda telefonica con un costo al minuto che mi permetteva di pagarmi un pranzo completo, ma dovevo comunque finire il credito rimanente, e quindi, dopo aver digiunato 10 giorni, ho deciso di cambiare piano tariffario. Decido di fare qui 34 km a piedi per andare alle Azrieli (i famosi grattacieli con le 3 forme geometriche), dove sono sicuro di trovare i 3 operatori telefonici principali. Vi risparmio alcuni dettagli inutili e irrilevanti. Arrivo al box della Cellcom, mi riceve Iama, na biondazza alta un km, io in confronto ero l’ottavo nano. Occhi azzurri, una dea. Sicuramente nativa israeliana, cerrrrtooo.

Si parte con lo show:

Io: “ciao, devo cambiare piano tariffario, attualmente sono con Orange, ma voglio cambiare, sono un nuovo immigrante, hai qualcosa da offrire ? (oltre al tuo corpo ?) “

Lei “ma certo, da dove arrivi ?…”

io “eh, dalla montagna con la luna piena….ma noooooo che dico, dall’Italia…”

Lei…”Ohhhhh Italia….che bello, vorrei andarci un giorno” io” se vuoi ti porto….”

Lei: “ma come mai sei venuto in Israele ? poi, dall’Italia !!!”…

Io: “eh sai, volevo cambiare vita, Israele mi è sempre piaciuta”…

Lei: “ma sei venuto qui con la famiglia ? “ …

io:”no, solo come un cane bastonato!!”…

Lei: “ma tu cercherai una ragazza ebrea !”…

io “ Io ????? ma ti sembra ?…ho sempre adorato le ukraine (Iama è ukraina)”

Lei…”eh, adesso ho il tuo numero” (ho fatto il cambio operatore mantenendo lo stesso numero) i

o: “brava, USALO!!!”  W l’ukraina.

Insomma, come si può constatare, le relazioni con le persone qui sono veramente più facili, diciamo che c’è priprio una grande predisposizione alla relazione, a fare due chiacchere, e grazie al cielo, vengo dall’Italia. Ogni volta che leggono il mio documento di identità, le ragazze, sorridono…e io ….ganzissimo…eheh…cara mia…si parte con la solita solfa della lingua italiana, della sinfonia delle parole, dell’italia, di dove si mangia meglio, di dove si beve meglio, praticamente vanno in uno stato di trance senza assumere alcuna pastiglia…in quei momenti puoi chiedere quello che vuoi con discrete possibilità di successo. Per concludere, vi dico che ieri sera, sono stato all’inaugurazione della stagione estiva del Sublet. Un locale all’aperto, sulla terrazza tra due grattacieli che da sul mare, si dice di proprietà anche di un pilota. Sarà perché qui è estate da almeno due settimane, sarà perché ho ingurgitato una quantità spropositata di vino, sarà perche l’atmosfera era magica, sarà perche ho visto “le madonne”, ma è stata una serata spettacolo.

Provare per credere !!

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Bolt mi fà un baffo…

Le giornate israeliane oramai prendono forma. Piano piano si affievolisce la sensazione adrenalinica del nuovo immigrato, e si prende più coscienza con la nuda e cruda realtà. Con questo non voglio assolutamente dare un’idea di negatività nelle mie sensazioni, ma nel parlare con le persone, nell’avere informazioni, e soprattutto risposte, si scende facilmente sulla terra. Il fatto di non parlare la lingua correntemente (mi permetto di dire “correntemente”), è abbastanza una pecca. Nonostante si dica che in Israele si parli l’inglese, è in parte vero, ma non così comune. Certo, paragonato alla realtà italiana, potrei dire facilmente che in Israele chiunque parli l’inglese. Le difficoltà della lingua delle volte si sentono, e proprio come descritto nei miei precedenti posts, nonostante l’impegno a parlare l’ebraico, il problema è la risposta, praticamente un gioco della settimana enigmistica, ma non ci sono alternative, in un modo o nell’altro, bisogna buttarsi.

Divertente la classica situazione dove, nel caso di una richiesta di un servizio, o acquisto di un prodotto, nel fare PR mi chiedono da dove vengo. Quando rispondo Italia (“dove Italia ?”) rimangono tutti sbigottiti, e la classica domanda successiva è: “ma cosa ci sei venuto a fare qui ?”, sicuramente risposta stimolante, ma non riescono a credere al fatto che qualcuno si trasferisca in Israele, e quando magari dai un paio di spiegazioni, lo sbigottimento si legge sui loro occhi. Facciamo comunque tesoro del fatto di essere italiano, perché chissà mai che possa portare del bene :).

Un’altra cosa “divertente” qui, è il fatto che non avendo mezzi di locomozione privati, se non obbligato a prendere autobus, o taxi (molto economici qui), in molti posti mi sposto a piedi. Credo di aver raggiunto grandi primati, e credo anche che tra poco la suola delle scarpe comincerà ad avere i primi buchi. Nella giornata di ieri, per parlare di scarpinate, ho approfittato solo in mattinata di un autobus, per poi camminare sino a nord di Tel Aviv per andare in banca. Ho deciso successivamente di andare a Gerusalemme, la stazione degli autobus è solo a 20 minuti a piedi…chi è quel pazzo che prende un autobus, o un taxi ? certo non io!! E così mi incammino. Arrivato a Gerusalemme faccio quello che devo fare, ma poi, non puoi non andare a fare due passi in centro, e, considerando che l’ultimo “vero” pasto era a pranzo del giorno prima, mi sono imposto di mangiare come D-o comanda, gambe sotto al tavolo, e servito da una bella “manza” di Gerusalemme. Il problema ? trovare un ristorante, di carne, in centro (che non fosse il Gaucho, per chi lo conosce) con accesso WIFI e mangiare con calma. Tutto questo ha funzionato solo nella mia fantasia, la cosa certa è che la maratona a Gerusalemme l’ho fatta, e alla fine non sono stato accontentato. Vabbé, mi decido a riprendere l’autobus per Tel Aviv, si era fatta una certa. Arrivo alla stazione degli autobus di Gerusalemme, fila al metal detector, accesso al secondo piano, prendo l’autobus per Tel Aviv. Quaranta minuti dopo arrivo a destinazione. La stazione centrale degli autobus è un po’ come avere una stazione nel centro di Quarto Oggiaro a Milano. La gente che la circonda è sicuramente di primo livello, senza contare le ore che c’ho messo ad uscire. Ma poi, perché prendere un autobus per andare a casa ? chi lo conosce ? sapevo più o meno di essere vicino a casa, e quindi, ma si dai, andiamoci a piedi. Solo venti/venticinque minuti, e arrivo a casa, mollo giù il mio “ufficio” (giro praticamente tutto il giorno col mio portatile, caricabatterie, macchina fotografica, carte ecc) e decido di andare ad una festa di compleanno a Namal

Namal

(il porto vecchio a nord di tel aviv, ora completamente ristrutturato e pieno di localini molto carini). Prendo uno Sherut (praticamente Ducato con trasporto passeggeri), arrivo a destinazione, vado alla festa, mi fermo un’ora circa e poi si decide di tornare. Ma che senso ha prendere un autobus o un taxi ? c’è una bella passeggiata sul lungomare, e alle 00.15 di notte “merita” sicuramente. Mi incammino, un’ora dopo arrivo al traguardo. Nessuno però nel tragitto mi ha lanciato acqua, o applaudito, sono arrivato a destinazione in ginocchio. Ammetto, me la sono cercata. La nota di colore però c’é. Camminando sulla passeggiata del lungomare vengo raggunto dall’urlo di una “fetida” essere femminile (indefinibile), che mi pone la seguente domanda: “Do you want to have sex with me ?”, in quel momento ho pensato: “ ma sei scema ? stò facendo la maratona di Tel Aviv (tipo Forrest Gump), con che forze potrei farcela”, ma poi rendendomi conto della realtà mi sono detto: “ma che è sto mostro…..’tacci tua, pussa via !!!!”, vabbé, l’ho detto, una nota di colore.

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In Israele non esiste la domenica. Quella che è la domenica nel resto del mondo, in Israele è il lunedi, per cui, tutti i servizi, negozi, ristoranti e quant’altro, sono aperti. Tranne la mia banca. Vi lascio immaginare la mia mente nel pensare che oggi è lunedi, quando invece è domenica !! Bene, dopo la mia passeggiata mattutina di 45 minuti, arrivo nella zona a nord di Tel Aviv, chiamata Basel. La spalla ormai presenta il fosso della tracolla del pc che mi porto dietro, perché in Israele, un’alta percentuale di caffè, ha il wifi, quindi, essendo ancora in fase di ricerca lavoro, ecc. ecc. portarsi dietro il pc ha la sua grande convenienza in termini di ottimizzazione dei tempi. Dopo aver scoperto che la mia banca era l’unica banca in Israele a tener chiuso la domenica/lunedi, ho deciso di appoggiare il mio dolce deretano in un caffè, domandando in anticipo se avevano il collegamento wifi. A risposta affermativa, ho scrutato il locale, mi sono impossessato del tavolo d’angolo, con presa elettrica vicino, e visione totale della strada/traversa/entrata del locale/uscita dalla cucina/bagni. Installo quindi il mio “ufficio” su quel tavolino. Tiro fuori cavetto, telefono, blocco, e via alle danze con email, telefonate e quant’altro. Ovviamente, una bibita va ordinata, quantomeno per non fare la figura del baluba che, qui in Israele, è alquanto normale, e soprattutto per “scusarsi” del fatto che in quel momento ho messo in download CSI Miami che andava a 400 kb/sec in download. Passa qualche ora, vengo contattato dall’Agenzia Ebraica (l’organizzazione che mi ha dato il supporto in quest’avventura), mi chiedono come vanno le cose, e di cosa ho bisogno. La prima cosa che mi viene in mente è “UNA CASA”. La signora gentilmente mi dice: “ok, dammi un po’ di tempo che ti metto a disposizione un volontario, che ti darà supporto per tutte le cose che devi fare.” La sciura è stata di parola, un’ora dopo ricevo una telefonata: “ciao, sono Lirit…sono la volontaria….” Lascio immaginare a voi cari amici, cosa mi è passato per la testa. Voce giovane, sensuale, mille pensieri, ma poi quello classico “non potrà essere carina, sarà il solito scaldabagno”….”ma non può essere”. Si chiacchera un po’ e casualmente mi chiede “ma da che paese arrivi ?”….”Italia, Milano !!” ….lei: “italiano ? wow….” e li, sono partito in quarta…col grande dubbio se stavo parlando con una ragazza di dimensioni normali. “Ah, come mi piace l’italiano (lingua)” e io: “eh, se vuoi ti do una mano ad imparlarlo”…lei “bé adesso concentriamoci su di te !!!”…..evvaiiiiiiiiiii concentrati su di meeeee, Lirit, ammmmmooooorrrreeeee. Siccome la curiosità è donna, arrivato a casa, apro l’enciclopedia che da una faccia alle email delle sconosciute (Facebook). Eh si, Lirit mi manda una mail per confermarmi ora, giorno e luogo del nostro incontro. Mi collego al sito, digito il suo nome (con la speranza di averlo letto bene, era scritto in aramaico antico), e spunta una dea. Ma non potrà essere, io sono convinto che all’incontro, troverò uno scaldabagno.

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