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Archive for settembre 2010

Quello che fa molto speciale una nuova avventura di vita, sarete d’accordo, sono le nuove esperienze e nuove emozioni che si provano nel nuovo per percorso, giorno per giorno. Indubbiamente si affrontano le novità (positive e meno) con un approccio totalmente diverso rispetto al passato, e diciamo, si tende a vedere ogni esperienza nel suo complesso.

Ci sono esperienze che, se fossi rimasto a Milano, non avrei potuto vivere, non mi sarebbero mai venute a cercare, a bussare alla mia porta. Sono qui, e volente o nolente sono testimone di novità, di ogni tipo. Questa piccola premessa per raccontarvi ciò che ho vissuto un paio di giorni fa.

Compagni d'armi nell'esercito di Israele (mio padre a sinistra, Zev a destra)

Invitati a cena a casa di un’amica di mia madre (che non vedeva almeno da trent’anni), ci hanno fatto accomodare, e dopo i soliti convenevoli è partito il programma della serata. Una famiglia italiana, trapiantata nella cintura di Tel Aviv da qualche decennio, e amici di famiglia da quando mio padre era bambino, quindi vi lascio immaginare il piacere di fare due chiacchere in memoria del babbo.

Il programma prevedeva ovviamente cena, ed una sorpresa.

Ci viene raccontato proprio in quel momento che, diverso tempo prima, durante una riunione di condominio (sembra le facciano pure qui), tra un insulto e l’altro, coloro che ci hanno invitato si sono messi a parlare con altri, raccontando che sono nativi di Milano.

I Signori Hermann, oggi.

A sentire questa cosa, il Signor Zev Hermann, dice una sola parola: “Ernst” (il nome di mio padre !!). Rimangono tutti sbigottiti, Mirella (la nostra amica) gli risponde: “l’unico Ernesto che conosco a Milano è Ernesto Bauer…”, e Zev: “si, Ernesto Bauer !!”.

Questa era la sopresa, i signori Hermann sono stati invitati ad unirsi a noi. Entrano in casa, lui sugli ottanta, e la moglie qualche anno più giovane, stringe sottobraccio un album di foto, foto che ritraevano mio padre e Zev durante il periodo nella polizia militare israeliana, nei lontani anni cinquanta, e cartoline spedite a Zev quando mio padre rientrò in Italia.

E se ci pensate, tutto questo è iniziato tutto per caso !!!

Lascio immaginare a voi le emozioni !!!

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Il silenzio dello Yom Kippur…

Si chiama Yom Kippur, il giorno dell’espiazione dei peccati per noi, del popolo eletto, o come volete voi, del popolo a letto. Yom Kippur (Giorno del Kippur) rappresenta la ricorrenza più importante nella religione ebraica. Il Kippur è il decimo ed ultimo giorno che chiude i dieci giorni di pentimento, che partono dal primo giorno di Rosh Hashanà (capodanno), e l’espiazione prevede un digiuno di 25 ore, senza bere e mangiare. Le chiamiamo feste, in verità sono giorni di preghiera (per alcuni), che si passano in sinagoga, e poi a mangiare sino a riempirsi lo stomaco a più non posso. Combinare le due cose non è proprio facile, ma con un po’ di impegno si riesce anche a fare.

Strade deserte

Oggi, 18 Settembre alle 18.20 è terminato il digiuno di Kippur, stò aggiornando il mio blog dopo aver espiato totalmente i miei peccati, la mia coscienza è linda, tanto da poter essere utilizzata come testimonial del bianco più bianco. Perché vi parlo di Kippur ? Kippur in Israele, ha un sapore tutto diverso, particolare, sentito. Nonostante vi scrivo da “Sodoma”, ieri sera è stato veramente shockante, andare in Sinagoga, trovarsi davanti a strade completamente prive di traffico, di tutti i generi. Non passava una macchina, un taxi, non vi sto dicendo “non passava nessuno…” per darvi un’idea che passavano poche macchine. NON PASSAVA NESSUNO. Avete presente il blocco totale del traffico a Milano ? (includendo fermi anche autobus pubblici e taxi), bene, qui era la stessa cosa. La gente camminava in mezzo alla strada, molti con la Kippà in testa, libro delle preghiere in mano in direzione della Sinagoga prescelta.

Nonostante Tel Aviv non sia propriamente la città religiosa per eccellenza, devo ammettere che l’atmosfera si sentiva.

Dopo la preghiera serale, due passi si sono resi necessari per vedere un po’ la situazione generale, della gente, del mancato traffico, del “silenzio” che c’era per la città.

Se da un lato, l’aspetto religioso è stato impressionante, dall’altro è stato bello vedere sino a notte inoltrata, famiglie con bambini in bicicletta in mezzo alle strade, rollerblades, circhi equestri. Quelle strade che nei giorni feriali sono intasate di traffico, di smog, e di clacson, ieri sera erano il divertimento dei bambini che si rincorrevano in bicicletta, skates, ecc.

La prossima settimana sarà Succoth, la festa delle capanne….rimanete su questi schermi, vi terrò informati 😉

E come sempre…

Un abbraccione da Israele

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L’anno nuovo si avvicina…

L’aria che si respira in questi giorni a Tel Aviv è alquanto strana. Certo, tenete in considerazione che per il sottoscritto, tutto quanto può risultare strano, ma posso dire che dopo circa quattro mesetti di permanenza, riesco a distinguere le abitudini di vita israeliane, i profumi, e un pochino gli israeliani.

Vista di Tel Aviv

In questi giorni, dopo la partenza di massa dei turisti, Tel Aviv ha acquisito un fascino particolare, sarà perché c’è un’aria un po’ piu fresca (stando all’ombra), la sera gira già una bella brezza marina, ma la cosa che ha suscitato la mia curiosità sono le bancarelle dislocate per le maggiori arterie stradali che vendono biglietti di auguri per l’anno nuovo, messaggi stampati, disegni raffiguranti melograni, miele, e quant’altro è tradizione per augurare un anno dolce.

Piacevole è stata la sorpresa avuta una decina di giorni fa, quando sono andato a verificare l’intensità del colore rosso del mio conto corrente bancario, pensate, ho ricevuto il calendario dell’anno nuovo. Lì per lì pensavo fossimo a dicembre, e riflettevo a quanto corre il tempo !!! poi, ho realizzato che la signorina davanti a me parlava ebraico, e che forse, l’anno nuovo in Israele è Rosh HaShanà, come giusto che sia. Ma cosa volete, per uno che ha passato la sua vita fuori da Israele, e che raramente ha ricevuto agende dalla propria banca, scoprire da queste piccole cose che fai parte del popolo eletto, fa davero piacere.

Il venerdi poi ha anche il suo fascino. Sapete bene che, in Israele il venerdi e sabato sono considerati week end, mentre la domenica si lavora. Il venerdi, come dicevo, è il giorno in cui gli israeliani (almeno, qui a Tel Aviv), escono in massa da casa loro, girano per le strade, si siedono nei vari locali a consumare pasti su pasti, nei centri commerciali, e a visitare bancarelle, non ultime quelle vicino al Shuk HaCarmel, un mercatino dell’artigianato davvero molto carino, che, se passate di qui, vi consiglio di andare a visitare.

L’aria del relax quindi, si respira parecchio il venerdi, chi non è in strada o nei caffè/ristoranti, è in spiaggia a prendere il sole, o comunque a mangiare. Eh si, a Tel Aviv trovi da mangiare in ogni angolo, ad ogni ora, non esiste vedere uno che non muove le mascelle.

Melograno per Rosh HaShana

Settimana prossima è Rosh Ha Shanà, il capodanno ebraico, e per la prima volta in vita mia, lo trascorrerò in Israele. Molti mi hanno detto che il periodo delle feste, qui, è molto speciale, ma per me sarà speciale anche per il fatto che rivedrò mia madre dopo poco più di quattro mesi. Non prendetemi per mammone, ma sfido chiunque a negare il piacere di vedere la propria madre, o il proprio padre, dopo cosi tanto tempo. Fosse solo questo. Mi permetto di dirvi che mia madre non mette piede in Israele da 20 anni, e che rimanga tra noi, ho raggiunto il mio scopo. Mi sono trasferito in Israele solo per far si che mia madre venisse a vedere come è cambiata la terra promessa. Al suo rientro in Italia, tornerò con lei ;). STAAAAMMMMM come dicono qui….No, non credo, penso mi fermerò un pochino ancora, ma muoio dalla curiosità di vedere il suo viso nell’ uscire dall’aereoporto, a vedere le grandi strade che portano a Tel Aviv, lo skyline, il traffico, e tutto il resto. Per non parlare poi di Gerusalemme. Insomma, si prospetta un periodo molto piacevole, un anno nuovo che spero porti a tutti noi (e voi ovviamente, anche se non tutti di religione ebraica, ma infondo un buon augurio non si nega a nessuno) tanta salute, felicità, e che tutto ciò che volete si possa realizzare. Io in parte l’ho fatto, ho vissuto un desiderio che avevo espresso più o meno l’anno scorso, ora, esprimerò l’upgrade.

Come sempre, un abbraccione a tutti voi.

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Si riparte, bentornati…

Di  tempo ne è passato dal mio ultimo post. Non preoccupatevi, era tutto calcolato. Ho deciso di prendere un mese di vacanza, e lasciarvi tranquilli a godervi le vostre meritate ferie. O meglio, diciamo che ero sicuro che qualunque mio post non l’avreste letto subito, ed io, se non ho un feedback immediato da parte vostra, non scrivo. Eccoci qui. Per la prima volta in vita mia, non sono andato in ferie ad agosto. Si, sono sempre stato fortunato, sono sempre più o meno partito, magari non dal primo, magari ad agosto inoltrato, ma non sono mai stato a Milano. Quest’anno ho deciso di sacrificarmi, e fare le vacanze dove vivo, a Tel Aviv. Non è stato facile, e non scherzo. Tel Aviv è una città nuova per me, in termini di residente, ed ho notato dalla fine di luglio sino a quasi la fine di agosto, un oceano di turisti girare per le strade della città, per le spiagge, tanto da far fatica a camminare. Oggi, grazie a D-o, i turisti sono partiti e la città è tornata ad essere normale, i soliti 200 clacson che suonano, ci si insulta piu facilmente per strada senza gente in mezzo che percepisce il tuo insulto che in verità è per quello dietro. A parte gli scherzi, si sta meglio, anche in termini meteo.  Viaggiamo comodi comodi sui 30, senza umidità. Vi dico solo che qualche giorno fa si erano toccati i 43 con umidità assurda. Bene, dopo questi cenni alla Bernacca, direi di tornare un po’ alla nuda e cruda realtà.

Tramonto a Tel Aviv

L’effetto più strano vissuto, è la visita degli amici dall’Italia. Qui in vacanza, mi ha fatto un enorme piacere rivederli, ma un grande dispiacere vederli ripartire, con la speranza di rivederli presto, chissà dove, magari a Milano ? magari ancora a Tel Aviv ? sta di fatto che ognuno torna a fare ciò che faceva.

La parte difficile arriva ora, la gente ripartita, i locali più vuoti, la brezza fresca del mare, e sempre un bel sole splendente che ti accompangna tutti i giorni, senza deluderti mai.  Voi che siete in città, che vi aspetta l’autunno, la brina, il freddo. Certo, magari qualche volta con qualche raggio di sole pallido, sappiate che vi penso sempre, quando sorseggio una birra fresca, a godermi il tramonto del sole sul mare, guardando la bandiera israeliana che sventola, e contemplando il mio futuro nella terra promessa, come esattamente accade in questo momento. Sperem in ben.

Un piccolo post per darvi il bentornato a casa, e per dirvi che vi penso sempre.

Abbraccione.

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