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Archive for febbraio 2011

E’ tutto cosi strano, cosi pazzesco. Incredibile. Vi ricordate ancora di me ? forse questa mail, col mio post vi sembrerà qualcosa di nuovo, a cui mai avete sottoscritto, forse spamming, o forse veramente una di quelle sottoscrizioni dimenticate che, di tanto in tanto, si fanno rivedere, ricordandovi proprio per quale motivo avevate sottoscritto. Ebbene, dopo questa inutile premessa, vi scrivo ancora per aggiornavi della mia mia situazione, per rendervi partecipi delle mia evoluzioni, non aeree, ma di vita. Alla quasi vigilia dei dieci mesi di permanenza in Israele, “devo ammettere” che, le cose sono cambiate veramente tanto. Se mi guardo indietro, al giorno in cui sono arrivato, posso tranquillamente definirmi una “matricola”, o magari coloro meno forbiti potrebbero definirmi “una fighetta”. E’ vero, può anche essere, ma arrivare in un posto nuovo, ti lascia veramente spaesato. Tantissime cose sono passate, umore delle volte tanto alto, e tante volte molto basso, certo, inevitabile. Affrontare la vita di tutti i giorni come cittadino di un nuovo paese come Israele, non è proprio facile. Quello che serve, e che continui a sentire in giro qui è “savlanut” (pazienza), “Ihiyé tov” (andrà bene), ed una quasi miriade di parole che quando senti, ti sembra veramente essere preso per il culo (scusate il francesismo). Mi sta bene la pazienza, mi può anche stare bene il “andrà bene”, ma dammi un range di tempo, giusto per capire quanti bocconi amari devo mandare giù ancora. Quando te lo dicono, te lo dicono con quell’aria mistica, guardando il cielo, con quella vocetta quasi si sentissero dei santi, come a dire “solo Lui può saperlo….”, e tu (quindi, io) sei li che imprechi nel sapere quanto cavolo di tempo ancora devi stringere le chiappe. Eh si, le chiappe di cui ormai tutti si sono impossessati. Ok, non voglio scendere nei dettagli perché, tra i vari sottoscritti del mio blog, ci sono Signore, e non voglio usare termini scurrili, porca putt…. Ma vabbé, l’ottica per farcela, se posso permettermi di dare un consiglio a qualcuno che a breve si troverà in Israele, o che magari altri penseranno di farlo in futuro, è cercare di rimanere sempre positivi, sempre. E’ difficile, sono il primo a dirlo, ma vedere le cose in negativo non aiuta in alcun modo, ed il rischio è sempre quello di entrare in un vortice che ti porta poi nel fondo dell’abisso. Essere positivi anche quando te lo mettono in quel posto. Qui spesso accade, ma credetemi, dopo le prime 20 volte, non te ne rendi più conto. Non dico diventi un piacere, anzi, ma quantomeno riesci a prevenirne di future. Le mie freqentazioni di Gvahim sono continuate, il programma va avanti alla grande, e sono sincero, lo trovo un programma ottimo veramente per chi decide di trasferirsi in Israele. Il supporto che danno, l’organizzazione di visite presso aziende leader nei diversi settori, l’incontro co HR di queste ed altre aziende, mette nella condizione dei partecipanti, di capire il mondo del lavoro israeliano, fare tesoro di alcuni aspetti, ma soprattutto, fare networking. Si, qui fare networking è fondamentale. Forse l’avevo già detto nei miei primi posts, ma ci tengo a ripeterlo. In Israele, la percentuale più alta nel trovare lavoro si ha grazie ai contatti, agli incontri con altre persone, che siano incontri di affari o semplicemente incontri mondani, ma è fondamentale incontrare. Ebbene, a me è capitato proprio cosi. Un giorno mi è arrivato un annuncio attraverso una conoscente. Il lavoro poteva essere interessante, sicuramente più di quanto erano altre proposte che avevo ricevuto. Quell’annuncio è rimasto nella mia mail per diversi giorni, non ero sicuro potevo essere un candidato, e quindi l’ho tenuto in standby per un po di tempo.

Un giorno poi mi sono detto “machissenefrega, io ci provo, magari non è esattamente quello che voglio fare, certo, ma almeno inizio a fare qualcosa, e se magari mi prendono, inizio ad inserirmi nel mondo del lavoro israeliano, ed un domani posso essere un pochino più “appetibile” per qualche altra azienda.

Vengo contattato dall’azienda (importatore della Iveco Israele), non per fare l’autista, ma per fare una chiaccherata sulla posizione. Un’ora d’autobus da Tel Aviv, mi presento, e faccio due chiacchere con questo ragazzo, il quale, mi presenta la posizione. Si parla della mia esperienza, e chiaramente mi dice “il tuo curriculum è interessante, ma sei overqualified per questa posizione, ma comunque parlando col responsabile Iveco in Italia, mi ha suggerito di vederti comunque”. “Bene” dico, almeno una chance l’ho avuta. Il colloquio è durato parecchio, diciamo che quello vero vero una 40ina di minuti, l’altra ora e mezza l’abbiamo passata a parlare di calcio italiano (di cui io so meno di niente), e a fare un test sull’uso di excel, su cui ammetto, non ho avuto particolari difficoltà (modestia a parte). Il tipo era entusiasta alla fine, e mi dice “per me vai bene, il prossimo step sarà parlare col responsabile EMEA della Iveco, e se tutto va bene, andrai a parlare con la società Hitech che si occupa di installare dei marchingegni sui camions Iveco” (NDR – evito al momento di entrare nel dettaglio delle apparecchiature Hitech). Ebbene, vengo contattato qualche giorno dopo telefonicamente dal personaggio italiano, su cui credo di non aver avuto problemi nello spiegare la mia esperienza, ed, a dare la mia disponibilità per questa posizione.

Ricevuta la “benedizione” di quest’ultimo, vengo poi contattato dalla società Hitech. Ecco, qui il colloquio è stato un po’ piu duro del previsto. Il tipo esordisce subito che sono “overqualified”, e porta il colloquio di lavoro su un binario totalmente negativo, cercando quasi di concludere il tutto. Grazie veramente a quanto avevo appreso durante i corsi di Gvahim, nelle varie sessioni di simulazione di colloqui, piano piano le cose mi venivano a mente, ovvero, trasferire alla persona che hai di fronte, certezza, interesse per quella posizione, portare esempi concreti di qualcosa che hai gia fatto, ovviamente inerente a quella job description, body language, voce decisa, sguardo diretto. Non so cosa di tutto questo, o altro, ha fatto cambiare idea al tipo, ma sta di fatto che ad un certo punto ha deciso di farmi parlare col CEO dell’azienda, che, sfortunatamente in quel momento era impegnato.

Mi chiede di tornare un paio di giorni dopo. Nonostante la mia agenda fosse fitta di impegni e colloqui di lavoro, visite in spiaggia, drinks ecc. sono riuscito a trovare uno spazietto anche per il CEO. Mi preparo al colloquio con un mio caro amico trovato qui in Israele, dal nome Mark. Il colloquio col CEO è un colloquio diverso da quello che fai con un responsabile, di piu basso livello ovviamente rispetto al CEO, quindi le parole da usare sono diverse. Al CEO non interessa entrare nel dettaglio del lavoro del “day by day”, quindi il suggerimento era di usare sempre parole tipo “esperienza, responsabilità, profitto”, e condire i discorsi con queste parole.

Nonostante lo stress di sedermi davanti al CEO, ed a fianco della sua segretaria (bionda 1,80 Mt, non proprio malaccio), le cose hanno preso la strada giusta. Il CEO, che da adesso chiamiamo Robert, è stato veramente molto gentile, e dopo avermi detto per quale infimo stipendio avevo fatto l’application, ha iniziato a portare il discorso nell’ambito delle vendite. Inizialmente non capivo per quale motivo sparasse su altra posizione, ma dopo qualche minuto ho cercato di tenere il piede in due scarpe, finquando è uscita la proposta. Robert mi chiede “stiamo aprendo una posizione, che potrebbe giustificare lo stipendio che piu o meno hai chiesto, se sei interessato, ti faccio parlare col VP delle vendite”. Secondo voi cosa ho risposto ? ebbene, finito con Robert,  mi sparo altro colloqui col VP vendite e direttore vendite. Grazie al cielo, ad un certo punto, tutto finisce. Il feeling che avevo non era proprio positivo, ma l’idea di esserne uscito indenne era già un risultato assai positivo. Non ero proprio felice del risultato, ma sapevo di aver dato il massimo.

Due giorni dopo vengo contattato dalla biondona, segretaria di Robert, la quale mi chiede delle referenze. Dovete sapere che, in Israele, è abbastanza normale che se non sei presentato da qualcuno che conoscono già, chiedono referenze di persone da contattare. Cosi è stato, alcune referenze sono state segnalate, e sono state contattate da loro. La settimana successiva vengo convocato dal CEO e dal VP vedite e operations per l’offerta di lavoro. Questo per dirvi a grandi linee come è ad oggi la situazione.

Ho mandato un cv senza manco essere sicuro di poter fare quello che era scritto. Mi hanno “insultato” dicendo che ero troppo qualificato, ma nonostante questo mi hanno mandato avanti. La posizione offerta è cambiata, migliorandola. E oggi sono qui a gongolare, pensando a quando sono arrivato e a quante cose ho passato. Finalmente adesso, si comincia a fare sul serio.

Devo molto a Mark. Questo personaggio, forse un giorno lo conoscerete (penso mai), è colui che la sera prima di ogni colloquio che ho avuto (6 in questa azienda), negli uffici dove lavora, mi invitava e preparavamo assieme il giorno successivo, quindi, gran parte di questo successo è dovuto a lui (come già gli ho manifestato). Ora si va avanti, cercando di centrare gli altri obbiettivi.

Un abbraccio a tutti voi e….

Stay tuned !!

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