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Archive for agosto 2012

Iran: sarà guerra ?

Se ne fa un gran parlare, da tanti mesi, ma mai come in queste ultime settimane, l’argomento Iran ha preso piede alla grande ovunque. Non leggo più di tanto siti di quotidiani in ebraico, ci provo, ma poi mi sposto sempre nella versione inglese. Il problema dell’Iran si fa sentire ultimamente, sui giornali, parlando con la gente, anche se tutto per strada sembra normale. Sarà forse che per me è un’esperienza del tutto nuova ? parlare di una guerra in arrivo ? La Siria in burrasca, i missili con testate chimiche, Nasrallah che minaccia dal nord, l’Iran che minaccia di cancellare Israele (niente di nuovo), ma come dicevo, un po’ di pressione la sento. Non faccio certo parte di quegli israeliani che da 64 anni vivono guerre, attentati, e quant’altro ogni giorno per i quali magari potrei estremizzare nel dire che tutto questo è all’ordine del giorno. Io nelle ultime settimane ci stò pensando seriamente. Si dice che ogni presidente americano, nel suo mandato, abbia fatto una guerra. A novembre ci saranno le elezioni americane. Se vivessimo per esperienze certe, allora non farei fatica a dire che entro novembre ci sarà un attacco israeliano. Vivo però nella vita di tutti i giorni, parlando con la gente, e come dicevo, cercando di catturare notizie quà e là.

La bandiera di Israele

Ogni giorno, qualcosa spunta. Un paio di settimane fa, aldilà delle più frequenti chiaccherate, in ufficio si è parlato di B.C.P. (Business Continuity Program), ovvero per i non anglofoni, un programma per portare avanti il lavoro, anche in casi estremi. Ovviamente l’esempio capitato in ufficio è stato di mancanza di elettricità per lungo tempo, terremoti, eccetera, ma sfido chiunque a non scommettere che dentro la testa di ognuno di noi, si parlava di un contingency plan in caso di guerra con l’Iran.

“Sfoglio” qualche pagina su internet di siti economici israeliani. Si comincia a parlare di quanto costerà la guerra all’economia israeliana. Si parla di un contingency plan per le aziende israeliane che producono circuiti elettronici che vendono in tutto il mondo. I clienti americani cercano garanzie. Vogliono essere sicuri che in caso di guerra con l’Iran, i loro ordini vengano comunque soddisfatti. Alcune aziende si sono preparate, altre lo faranno a breve, nel delocalizzare alcuni stabilimenti, proprio per portare avanti la produzione, e soddisfare anche il loro Busuness as usual.

Non so, la mia sensazione è che i tempi stringono. Vero che non sono proprio un ottimista di natura, ma mi ritengo un realista. A domande fatte ad israeliani esperti, le risposte si dissolvono nell’aria, quasi loro sapessero cose che io non so. Può essere. Ho grandissima fiducia in Israele, ho grandissima fiducia sulla potenza di fuoco di Israele, e sono consapevole della motivazione per cui Israele si muoverà in questo senso. Sono anche consapevole del fatto che qualcosa arriverà anche qui, a Tel Aviv. La domanda è: “cosa fare nel caso ?”. Non lo so. Non ne ho la più pallida idea. Da un lato, israeliani mi consigliano di prendere un aereo e volare a Milano “tu che puoi..:”. Dall’altro lato, mi sentirei veramente un vigliacco, vorrebbe dire forse in un certo senso, non credere al 100% al passaporto che ho ricevuto nell’ Aprile del 2010.

Sinceramente, forse, saranno turbe psichiche, strane per chi non vive qui, e, per chi vive qui, difficile giudicare se le mie siano turbe psichiche oppure una vera presa di coscienza della situazione.

La pressione si sente, non vorrei essere testimone di una guerra, non l’ho mai contemplata nella mia mente, e penso nessuno la contempli nella sua vita. Vero, sono venuto a vivere in Israele, il rischio c’è, ma è una guerra di difesa, non una guerra di conquista. Non entrerò mai nel vero modus vivendi israeliano, di quello che significa fare una guerra, di come si vive una guerra, anche se spero sino infondo che tutto possa essere evitato, ma ho visto luoghi di ricordo di soldati che hanno perso la vita per questo paese, ed il rispetto che hanno dai sopravvissuti, è impressionante.

Si, lo so, è un post strano, ma è un post vero.

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Un paio di giorni fa ho incontrato uno dei miei assidui lettori. In visita a Tel Aviv, abbiamo avuto modo di incontrarci e farci una sana chiaccherata. Aldilà del piacere di rivedere i vecchi amici in Terra Santa, dove comunque le sensazioni sono veramente strane nell’incontrarli fuori casa, o comunque fuori dal solito “environment” in cui eri abituato ad incontrarli. Bene, so che non ci avete capito niente, ma non importa. Tra gli argomenti trattatoi c’era appunto il blog. Di tanto in tanto vado a rivedere gli articoli scritti dal 26 Aprile del 2010, e questo era ed è uno degli scopi per cui ho deciso di iniziare a scrivere un blog che segnasse i miei passi, nel cambiamento.

A view of Tel Aviv

L’appunto fattomi fu: “ma come mai non scrivi più niente sul blog ?”. In un certo senso questa frase mi ha colpito, mi ha fatto pensare quasi, effettivamente al fatto che, non lo sto più aggiornando con la costanza di un tempo, ed un pochino ci sono rimasto. Ma ai fatti non possiamo nasconderci, è veramente cosi. Come disse Gesù nella via crucis “mi avete messo in croce”. Il blog è nato per testimoniare le varie fasi di un cambiamento da un’esperienza di vita ad un’altra. Rileggendo i post, ce ne sono stati veramente tanti, e quasi, non mi sembra che sono in Israele da quasi 30 mesi. Il tempo è veramente volato, e quello che leggo “scrollando” in basso la barra verticale di firefox, sono esperienze che risalgono veramente a tanto tempo fa. Ancora una volta vorrei definire quanto è strano il concetto di tempo. 30 mesi non sono effettivamente tanti. Quello che definisce “tanto” trenta mesi, sono le tante cose fatte, le esperienze vissute, la gente conosciuta, le emozioni, i dispiaceri, le gioie, e qualche volta una lacrima, ma felice di aver iniziato e portato avanti un progetto, non facile, con le mie mani, e molto spesso con l’aiuto di tanta gente che mi circonda, che ho conosciuto durante questo percorso, e che si è dimostrata fantastica.

La frequenza dei post è il solo cambiamento. Se inizialmente scrivevo un paio di post la settimana, o più o meno, era proprio perché testimoniavo il cambiamento da Milano a Tel Aviv, ogni minimo aspetto, ogni momento vissuto con quella faccia ebete di una persona che stà affrontando una vita nuova, senza essere veramente conscio di quello che sarebbe andato ad accadermi (in positivo ed in negativo).

E’ chiaro che col tempo, affacciandoti alla realtà israeliana, le abitudini che erano loro, cominciano a diventare anche le tue, finché pensi di aver descritto ogni cosa nel blog, perché proprio non trovi più niente di strano o comunque particolare da descrivere come differenza di una vita vissuta in Italia ed una vita iniziata a Tel Aviv.

Ho iniziato ad aver paura, mi sono detto “se non ho più niente da scrivere, vuol dire che sono diventato come loro”, e quindi non trovo più nulla da testimoriare, come argomento degno di nota. Questa riflessione mi ha gelato, all’idea di cosa pensavo degli israeliani cinque anni fa, ed a dire oggi “sono uno di loro”. Ho provato un brivido!!

Non è cosi del tutto vero. Di argomenti ce ne sarebbero diversi, si potrebbe scrivere veramente tanto, è che non vi voglio annoiare J. Scherzi a parte, ammetto che molte cose mi sono entrate in testa come la normalità, e guai se non fosse cosi, ma sono altrettanto sicuro che tantissime cose ancora non le conosco, probabilmente per il fatto che sono fossilizzato a Tel Aviv. Mi muovo poco. Di tempo per andare a spasso non ce n’è, ma devo essere onesto nel dire che, avendo del tempo, dovrei vedere qualche posto nuovo, sia per fotografarlo, sia per raccontarlo.

Quindi cari amici, non mi resta altro che salutarvi, augurandovi buone vacanze, e rileggerci a fine mese.

Stay tuned !!

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