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Archive for maggio 2013

Gongolo …

gongoloGongolo tra un passo e l’altro. Oggi uno di quei giorni di riflessione, anche se, condito da eventi importanti. Stasera, sempre con le mie cuffiette, giro per le calde strade di Tel Aviv, guardandomi in giro, e guardando la gente che esce dalle proprie case per il week end. Il giovedi sera é quasi un delirio, soprattutto per le strade centrali. Non sento molto, sono avvolto dallo streaming di Digitally Imported. Uno di quei canali unz unz, che ti da un po’ di carica, dopo qualche settimana di fitto stress, tra lavoro ed altro. Tel Aviv la sera, oltre che di giorno, é veramente affascinante. Tanta gente per le strade, e specialmente il giovedi, una grande aria di rilassatezza.

Stasera più che mai gongolo. Gongolo al pensiero di tre anni e più fa,  quando decisi di “giocarmela”, di scommetterci sopra e provarci. Infondo, cosa mi dava in quei giorni Milano, l’Italia ? un futuro estremamente incerto, ed una rassegnatezza che navigava a vele spiegate nella mia mente. Gongolo al pensiero di aver avuto il coraggio di cambiare, di tentare di uscire a forza da un limbo, destinato a diventare un inferno. Gongolo al pensiero di quel giorno, quando atterrai a Tel Aviv, con quelle due valigie tipo Totò e Peppino arrivati a Milano, nella scena mitica della Stazione Centrale. Gongolo al pensiero che sono riuscito ad imporre a me stesso di provarci in tutti i modi, perché questa era l’unica chance che ho ed avevo. Gongolo pensando a quanto la determinazione che mi sono imposto, abbia preso il sopravvento sulla rassegnazione che ancora un po’ navigava nella mia testa, arrivato dall’Italia. Gongolo alla pazienza che ho avuto per quattordici mesi, ad andare a lavorare in “culandia”, ed attraversare Israele praticamente ogni giorno (in largo). Gongolo ai gropponi che ho deglutito, perché non potevo e non posso che contare su me stesso. Gongolo all’impressione che faccio alle persone. Nonostante tutto sono una persona seria e professionale, e chi é sveglio, lo coglie subito. Gongolo alla volontà che ho avuto nel cercarmi qualcosa di meglio, nell’ambito lavorativo, di trovare una strada diversa per arricchire il mio CV, ed essere un domani più appetibile per qualche azienda israeliana e non. Gongolo perché con determinazione e un po’ di fortuna, sono riuscito a trovare il lavoro che cercavo. Gongolo perché mi alzo al mattino, col cielo azzurro, il sole, e vedo sventolare la bandiera israeliana. Gongolo perché mi sento sempre di più a “casa”, prima o seconda non importa. Gongolo perché ho dato l’opportunità alla mia famiglia di venire a trovarmi, e conoscere Israele più profondamente, ed aprire loro la mente. Gongolo perché ho veri amici, amici che ogni giorno dimostrano di essermi vicino, e forse più che amici, una famiglia, anche se i nostri cognomi sono diversi. Gongolo il venerdi ed il sabato a girare per Tel Aviv, delle volte con la mia reflex, delle volte con le mie auricolari, sulla passeggiata, o stando al mare. Gongolo la domenica mattina a tornare al lavoro, a rivedere bravi colleghi. Gongolo a lavorare al 31esimo piano, a vedere il mare, ed a 360 gradi Tel Aviv. Gongolo per le esperienze che provo ogni giorno,  ogni settimana, in un paese che ha certo tante difficoltà, ma che offre una qualità di vita pazzesca. Gongolo quando parlo con gli amici in Italia, e cerco di spronarli a seguire un loro sogno, un progetto, un’esperienza, che non può che arricchirli.

Gongolo, specialmente stasera gongolo, perché ho firmato il contratto della mia nuova casa.

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casaLa voglia di cambiare é indubbiamente insita dentro ognuno di noi. Tutto stà a far scattare quel meccanismo che ci porta dalla riflessione pura e semplice, all’azione. Diciamo che il meccanismo che rilascia all’azione, in Israele, é sempre pronto a scattare, abbastanza difficile pensare di passare troppo tempo a riposarsi. I giorni feriali sono molto intensi, come sono rilassanti i festivi. Vero, penso dipenda da ognuno di noi, ma facciamo finta che parliamo di me.

Recentemente, per non farmi mancare niente, e per altri motivi, ho deciso di cambiare casa. La voglia di dare una rinfrescata alla vita, cambiare quella che per me rappresenta “la casa dell’arrivo”  (e non il centro d’accoglienza), con quella che potrebbe essere definita “la casa della stabilità”, anche se stabilità in Israele, é un termine che fa un pochino paura. Semplicemente ho pensato che cambiare spazio, ambiente, arredo, può indubbiamente dare una ventata di freschezza, di novità alla vita.

Bene. Se a Tel Aviv dici che stai cercando casa, ti dicono letteralmente “misken”, “sei un poveretto”, fai pena. Si, trovare casa a Tel Aviv é la follia pura. In poche parole, sai esattamente quando devi lasciare casa tua, ma non sai ancora dove andrai a vivere. La casa in affitto sembra quasi un miraggio, o quantomeno quella che intendiamo noi italiani. L’esperienza della ricerca casa in queste settimane, mi ha portato a visitare almeno un paio di case al giorno, qualche volta anche tre. Lo standard israeliano non esiste. Quello che noi definiamo “casa ristrutturata” qui spesso, é una casa che é sopravvissuta alla guerra dei sei giorni, o se sei fortunato, alla prima guerra del Libano. Quando dici loro che la casa ti fa schifo, rimangono stupiti, quasi ti avessero proposto una casa arredata coi mobili del mitico “Aiazzone”.

Capita poi quelle volte che vai a vedere case dove ancora ci abita dentro gente. Per gente, intendo israeliani della peggiore specie, dove la parola “ordine” l’hanno sentita l’ultima volta al primo giorno di servizio militare. Case assurde, scantinati scambiati per appartamenti fantastici. Appartamenti al quarto piano senza ascensore, dove per arrivare, oltre ad una assicurazione sulla vita per non prenderti il tetano mentre sali le scale, ti servono le bombole d’ossigeno. Non esiste uno standard di prezzo. C’é chi ti puo chiedere 1000 Euro per un bilocale con arredo guerra punica, piuttosto quello che te ne chiede 1300, sempre per un bilocale “rinnovato” (secondo il loro metodo).

Un’impresa. Ti affidi alle agenzie, che dopo le prime tre volte che ti fanno vedere degli appartamenti stile Beirut sud, e gli spieghi che non é esattamente quello che cerci, ti incavoli e diventi come loro, insultandoli perché ti fanno perdere del gran tempo prezioso per vedere grandi porcherie.

Il vero problema qui, é che c’é una tale domanda di appartamenti, ed un’offerta limitata  che i proprietari di case possono veramente stare tranquilli che, anche la topaia più fetida, viene affittata.

Quali sono le alternative ? indubbiamente continuare nella speranza di trovare quello che si cerca, prima di lasciare l’appartamento dove abiti, poi, diventerà necessario considerare altri posti dove andare a vivere. Giornate intense, rubrica piena di agenzie e procacciatori di case, e sottomano sempre siti internet di ricerca case.

Non preoccupatevi, il mio blog lo potrò aggiornare anche da sotto un ponte, visto che a Tel Aviv c’é wifi ovunque.

Alla prossima 😉

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telefonoSono sufficienti dieci minuti, almeno. Si potrebbe fare anche per un po’ piu’ di tempo, ma per accontentarmi posso dire che dieci minuti sono sufficienti. La mail, le chat, i messaggi su facebook, alla fine, non hanno lo stesso risultato di una telefonata. Una comunicazione vocale, con quell’apparechio che si dice, scoperto da Guglielmo Marconi, qualche secolo fa, e che ormai, forse, con un po’ di riluttanza utilizziamo, se proprio dobbiamo. Dedicare dieci minuti a chiamare quegli amici che non senti spesso, quelli che magari non hai necessita’ di sentire spesso, ma che entrambi sappiamo che l’amicizia che ci lega e’ solida, e la volta in cui capita di sentirci, e’ un vero piacere.

Sono un po’ quelle telefonate a sorpresa: “Ciao, come stai ? …” e dall’altra parte, quell’attimo di silenzio, un po’ dovuto al ritardo della telefonata, un po’ ad  identificare chi e’ effettivamente il chiamante, per poi sentirsi dire “Gabrieleeee…..ciaooo…” riconoscendo l’allegria nel risentirsi, ed iniziando subito ad identificare le parole, che sempre per problemi audio, arrivano spezzettate.

Ritorno veramente indietro nel tempo, sembra un po’ di parlare con quei vecchi compagni di scuola, che pur non sentendo da anni, sai che alla fine ci sono sempre. Si chiacchera del piu’ e del meno, si dicono sempre le stesse cose di circostanza, li inviti sempre a venirti a trovare in Israele, pur essendo cosciente che sara’ dura. E’ un po’ come sentire un famigliare, ti da un senso di certezza, una carica, e la volonta’ di rivederli non appena sarai in Italia.

Fa parte di quel mondo che hai lasciato fisicamente in Italia, ma che porti sempre dietro con te, e delle volte, alzare il telefono, quello strumento coi tasti che ho sulla scrivania, e dire “pronto”, fa davvero un bell’effetto.

Ciao Amici !!

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