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Archive for novembre 2014

googleisraelTi rendi conto ancora del bambino che c’é in te solo all’idea di dover andare da loro, nei loro uffici. Il tuo mito. Li usi sempre, mille volte al giorno. Le lettere colorate e la voglia un domani di essere uno di loro. Sono all’Elettra Tower, quel grattacielo che si vede di fronte alle Azrieli. Pieno di uffici, ma a te degli altri uffici non ti interessano finché ti trovi davanti all’ingresso, e per accedere, dici alla sicurezza la parola magica “Google”. Sali, al 26esimo piano e ti accoglie quella scritta che vedi sempre sul tuo browser, ovviamente Chrome di Google. Già l’aria che ti accoglie é fresca,  pulita, ti sembra di essere su una vetta e rispirare ossigeno puro. Non parlo dei colori, del panorama, ed quell’arredamento che vorresti a casa tua. La dimensione della reception una decina di volte casa mia.

Ti registri da solo. La macchinetta ti attende, a prova d’imbecille ti rilascia il badge d’ingresso mentre attendi che ti vengano a prendere. Sali altri due piani ed entri nel  meraviglioso mondodi Google. Uffici da arredo impressionante, un silenzio incredibile e morir dalla voglia di scappare e andare a vedere tutti gli uffici del piano. Angoli nascosti di relax, uffici come fossero dei caffé per strada e gente ovunque stravaccata col suo laptop a “lavorare” o a fare qualcosa di simile.

Detto tra noi, e come penso immaginiate, a me poco interessava dell’incontro di lavoro. Sembravo un bambino entrato al luna park, e la gran voglia di andare a esplorare, a parlare con le persone  e capire chi fa cosa, e soprattutto, perché fa cosa. Corridoi con le scritte tipo vie, esattamente come quelle di Tel Aviv, colori, ombre ed un arredamento spettacolo. Purtroppo avevo un meeting, che ovviamente abbiamo fatto in una meeting room super tecnologica  con parete di vetro e panorama su Tel Aviv.

Al termine del meeting, ci attende una ragazza fuori che mi chiede “hai voglia di fare un giro per gli uffici ?”. Era come chiedere ad un bambino se voleva un sacchetto da 1 Kg. di lecca lecca.  Ma davanti alle altre persone un po’ mi vergognavo a dire di si, parte di loro ci lavorano, e chi era con me li aveva già visti. “ma chissene frega” ho pensato. “Si, muoio dalla voglia”, ed ecco  che lei sorride come  a dire “ahah sapevo!!”. Ed ecco che il bambino in  me, senza vergogna esce e comincia a fare il turista dentro questi magnifici uffici.

Mi sono scusato mille volte con lei dicendole chiaramente “perdonami, ma ora vedrai il bambino che c’é in me, e non so se é cosa bella”, ma mi risponde che molti hanno la stessa reazione. Visito gli uffici in un paio di piani, l’area relax col massaggio, angoli relax, tutto profumato, la zona con le lavatrici dove ogni impiegato può portarsi la roba sporca e lavarla. Il parrucchiere, la manicure. Incontri gente estremamente “chilled”.

Ma nostra “sfortuna” arriviamo all’ora di pranzo, e quando lei si gira e ci chiede “volete pranzare ?”, ma soprattutto cosa volete mangiare ? “ristorante di carne, di latte (anche vegano), mi scuso ma il sushi c’é solo il martedi”. Bé cara mia, non potevo che dire carne, perché di latte simil vegano in quel momento stranamente non avevo voglia.

All’ingresso del ristorante c’é la “google security”. I personaggi controllano che tu sia o un dipendente, o un ospite. Entri, prendi il tuo vassoio e percorri i vari settori del paradiso  di carne. Contorni, insalate, hummus, falafel, tehina, e chi più ne ha più ne metta, ma sorprendentemente neanche una cassa ove pagare. Un arredo piacevolissimo, stile country e la possibilità di sedersi in mezzo ad un sacco di googlisti.

Poi, ho finito le “caramelle”,  il bambino dentro di me é rientrato, e mi sono ritrovato in ufficio.

Gli uffici ? eccoli http://officesnapshots.com/2013/01/31/google-tel-aviv-office-design/

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