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Archive for aprile 2015

Hamsa !

spumanteE poi arriva il 25 aprile, giorno in cui l’italia si e’ liberata di me, e giorno in cui presi quel famoso aereo con le due valigie stile Toto’ e Peppino a Milano. Hamsa in arabo. Il cinque porta fortuna dicono. Cinque anni in Israele. Alcuni israeliani li reputano pochi, altri tanti, ma la cosa piu’ importante e’ cosa significhino per me.

Cinque anni impegnativi, difficili all’inizio per il periodo di adattamento e deglutimento di tante cose che per me erano poco logiche e che oggi ahime’, le ho digerite nel bene e nel male. Lo rifarei ? si. Cinque anni che provano a te stesso che se vuoi, puoi. La scommessa e’ sulle tue spalle ed il gioco sta nelle tue mani. Periodi difficili passati, direttamente ed indirettamente ma alla fine scopri cose di te che magari non sarebbero mai venute fuori vivendo a Milano, nella cosiddetta “confort zone”.

I periodi piu’ difficili (guerra 2012 e 2014) mi hanno portato davanti ad una realta’ incredibile. La speranza nella vita e’ sempre quella di stare lontano da missili che ti scoppiano in testa, da soldati che muoiono ma anche vedere in questi tristi periodi la solidarieta’ degli israeliani, purtroppo abituati a questi eventi. E poi quei lunghi minuti di silenzio per il giorno del ricordo dei caduti nell’Olocausto, e per i soldati e civili caduti nelle guerre e nel terrorismo. Il blocco del traffico, la testa bassa, le bandiere che sventolano e i fazzoletti che asciugano le lacrime. Vivere queste situazioni cosi da vicino ti fa crescere, tanto.

Israele e’ un paese “impegnativo” in cui vivere, e sostengo sempre che chi ce la fa qui puo’ farcela in qualunque altro paese al mondo. Le sfide sono tante, le emozioni infinite cosi come le paure ed affrontare tutto da soli alza indubbiamente il tuo livello di autostima.

Domani spegnero’ la mia quinta candelina, ricordando i passaggi chiave della mia vita a Tel Aviv, e magari pensando alle sfide future da affrontare.

Abbraccione e auguri a me !! 🙂

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yomhazikNon ero proprio cosi sicuro di volerci andare ieri sera. Yom Hazikaron, il giorno del ricordo dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo rappresenta uno dei momenti piu’ tristi qui in Israele. Sapevo bene che presentarsi in Kikar Rabin voleva dire mettere ancora alla prova il tuo cuore. Alla fine anche ieri ho deciso di andare, quantomeno per il rispetto di quei ragazzi che l’anno scorso mi hanno permesso di continuare la mia vita indisturbata a Tel Aviv mentre loro cadevano in imboscate nemiche, inutilmente. La differenza di quest’anno rispetto ai precedenti era nel vedere le foto dei ragazzi, le rispettive famiglie che raccontavano le loro storie, e le date di nascita e di decesso. Ventenni o poco piu’ deceduti nel 2014. E’ stato un po come un “link” tra quanto accaduto l’anno scorso, e la “conclusione” con Yom Hazikaron.

La sirena, le musiche, i racconti ma soprattutto il silenzio assoluto di una piazza che ascoltava, rifletteva, ma soprattutto piangeva. Non nego le mie lacrime perche’ solo un insensibile riuscirebbe a non versarne. Ti giri, ti guardi intorno, il Kleenex e’ sulle mani della maggior parte delle persone, cosi come a tirar su il naso.

Tra la guerra dell’anno scorso, tra quella lampo del 2012, tra questi eventi, conoscere famiglie che hanno perso i loro cari, ti mette davvero in prima fila con la realta’, una cosa vera, reale di persone che muoiono, di persone che soffrono, di persone che ricordano e ti rendi conto che molto spesso I tuoi “problem” davanti a queste esperienze, sono davvero inesistenti.

La giornata di lutto si chiudera’ questa sera, dove nella stessa piazza cominceranno le celebrazioni di Yom Haazmaut, il giorno dell’indipendenza dello Stato d’Israele. Si passa da un giorno duro, difficile e triste, ad un giorno di gioia, di festa per tutta Israele, per tutte le strade di Tel aviv chiuse appositamente al traffico. Israele stasera tornera’ a sorridere, assieme ad una quantita’ indescrivibile di giovani, di bandiere, di musica per i suoi 67 anni.

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