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Archive for maggio 2017

Come un “ganassa” ormai giro le strade di Tel Aviv, quasi fossi il Ras della citta’. La sensazione di essere “padrone” della citta’ e’ quasi in me. Per padrone intendo solo la parte di “conoscienza” della citta’, nient’altro. E pedala e ripedala alla fine faccio sempre lo stesso tragitto perche’ forse sono le strade che piu’ preferisco. Mi avvio su Ben Gurion, arrivo in Kikar Rabin e via a sud verso Ibn Gvirol laddove sono indicate chiaramente sul marciapiede le corsie preferenziali per noi ciclisti da strapazzo. E’ venerdi, il delirio in citta’ dura piu’ o meno sino alle 14 dove in queste giornate pre-estive si cominciano gia’ a vedere Havaianas o flip flop che siano, shorts e occhiali da sole d’ordinanza. I muscoli ancora sono in fase relax e l’acido lattico ancora dorme, quindi posso continuare la mia pedalata a velocita’ bambino di 8 anni ma agghindato di tutto punto come fossi il famoso Gimondi. Niente da dire, ti accompagnano le cuffiette con della bella musica, una temperatura piacevolissima ed un cielo bluissimo. Il Gimondi che e’ in me mi impone di fare la salita alla fine di Ibn Gvirol dove nonostante abbia ridotto le marce mi sembra di vedere all’orizzonte Bar Refaeli che mi fa l’occhiolino, ma mi rendo conto che e’ solo finito l’ossigeno e ho ancora le forze per rendermi conto che e’ solo un miraggio. Il giro d’ordinanza mi impone di girare a destra e presentarmi su Rotchild, un bel viale alberato con corsia ciclabile che mi piace particolarmente. Il verde degli alberi, i bambini da investire e soprattutto attraversare i due baretti in mezzo al viale dove la gente sembra cammini in modalita’ zombie e non si rende conto di essere in mezzo alle balle. Non importa, sono stranamente sereno tanto da dare un paio di pedalate e trovarmi cosi al semaforo che incrocia Allenby. Davanti mi aspettano ancora un paio di centinaia di metri per decidere poi che strada prendere. Opto per Neve Zedek con la sua strada principale riaperta ed un sacco di potenziali vittime che camminano in mezzo alla strada. La strada e’ talmente in discesa che e’ inutile svegliare l’acido lattico, lasciamolo dormire e arriviamo sino infondo dove decido di attraversare la strada e portarmi sul lungomare per dirigermi poi verso Yaffo. Arrivo al porto di Yaffo dove e’ evidente il mix di culture, ma superato quello arrivi sul lungomare di Yaffo che preferisco per la calma, la pace ma la lingua parlata cambia leggermente. Questo non fa differenza. La collina verde ed il mare blu davanti mi impongono una sosta quasi abbia percorso 300 km. Ma il silenzio e’ talmente piacevole che alla fine ho preferito godermelo mentre la mia bici brucava un po’ d’erba. Mi rimetto in sella per arrivare sino alla fine del lungomare  oltre Yaffo ricordandomi che i kilometri fatti all’andata li dovevo fare pure al ritorno, e al grande sportivo che e’ in me e’ scesa una lacrima pregando allo stesso tempo di non essere contro vento. E forza in marcia. Lungomare come se non ci fosse un domani sino a Gordon. Spiagge piene, chillax, e quella sensazione di vivere un una citta’ di mare. Ops.

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