Feeds:
Articoli
Commenti

chillE rieccoci, ancora in uno dei periodi piu’ belli da passare a Tel Aviv. Ancora giugno lo faccio rientrare in questo periodo, dove ancora il caldo soffocante non ha fatto capolino da queste parti. Sembra ancora primavera, magari con qualche grado in piu’, ma al mattino (presto) quando esco, non sei ancora abbracciato da quell’aria bollente, anzi. Si, periodo piu’ bello. Quel cielo sempre blu, quel verde degli alberi che lo contrasta, e spesso camminando verso la fermata del bus a sentire il profumo dei fiori di quegli strani colori, ma che nell’insieme alle 7.30 del mattino fa bene vedere e “annusare”.

Con l’ora di luce in piu’ mi sono imposto di andare in ufficio piu’ presto al mattino, sia perche’ e’ diventata una cosa piacevole, sia perche’ il pomeriggio posso uscire prima e cominciare a godermi il mare sino a sera inoltrata. Uno dei piaceri che congelo per ovvi motivi tra novembre e marzo circa. L’aria vacanziera, o quantomeno di quell’atmosfera di rilassatezza si annusa e si vede in giro. La voglia di stare sempre all’aperto, di bere qualcosa assieme a qualcuno e di tornare a casa magari solo per farsi una doccia e andare a letto, pronti per risvegliarsi alle 7.

Le cose non andranno molto bene in termini di temperature nei prossimi mesi, ma questo si sa e’ un dato di fatto ormai da queste parti, ma dopo cinque anni, come il segno dell’abbronzatura stampato sulla pelle fai anche l’abitudine a quel caldo che ti fa correre alla ricerca di un condizionatore.

La spiaggia sulla parte di Frishman ormai e’ quasi terminata. Anche da quella parte e’ stata uniformata alla parte iniziale di Gordon. Si puo’ passeggiare gia’ tranquillamente sulla spiaggia, e sedersi sui mega gradini, se non anche stravaccarsi sorseggiando una buona e gelida birra al tramonto, guardandosi in giro ponendo attenzione sulla fauna che passa davanti a te, analizzandola e perche’ no, sorridendo.

Bello. Sembra quasi l’autunno e l’inverno siano passati in un lampo. Le havaianas sono imposte come gli shorts, e come una qualunque t-shirt che ti permetta di sentirti comodo e gironzolare per la citta’ o per andare in spiaggia.

Godiamocela e sacrifichiamoci…alla fine ci meritiamo di vivere al meglio la nostra vita.

Abbraccione da Tel Aviv, che il weekend abbia inizio 😉

riflessioniUna chiaccherata con lei su whatsupp dopo diverso tempo. Sua mamma rientrata a casa dopo un ricovero di qualche settimana non programmato. Scambi messaggi, passano i minuti e le mezzore, e dall’altro capo del telefono c’e’ quella ragazza con cui sei cresciuto (di piu’ col fratello) che sta dando risposte alle tue domande sulle condizioni di sua mamma. Cosi’ ho passato in parte la serata, e per ogni invio di messaggio il piacere di fare due chiacchere con una delle persone che hai visto crescere, che inevitabilmente ti riporta indietro nel tempo.

Sara’ che da quando vivo in Israele ho la pretesa che la vita a Milano si sia fermata al 25 aprile del 2010, e che riprende ogni volta che ne faccio ritorno. Sara’ che qui i giovani sono tanti e l’idea di sapere che persone che ho frequentato in passato a Milano invecchino, mi dispiace ma vi assicuro che stranamente capita anche a me.

Questa e’ la riflessione di stasera. Se pensi delle volte al rientro a Milano di trovare cambiamenti nelle strade, nei negozi ed in tanti altri futili aspetti, non pensi poi che mentre non c’eri la vita e’ andata avanti lo stesso senza andare in pausa, le persone invecchiano, i bambini crescono e nel rivedere il tutto in un certo senso te ne dispiace, perche’ non eri li a goderti il tempo con loro come quando avevi qualche decina d’anni di meno.

Parlo delle persone piu’ vicine a noi. Magari il primo cerchio vicino alla famiglia, mescolati con gli amici. Whatsupp ti avvicina, e di tanto in tanto ti da qualche sberla, come se tu fossi vissuto in un mondo parallelo e ti stupisci che il resto del mondo sia andato avanti lo stesso, anche senza di te.

Mi chiedo sempre in questo paese che definiscono “startup nation” cosa sarebbe giusto inventare…magari un’app che permetta di fermare il tempo e riassaporare momenti di vita che oggi ricerchiamo e che sappiamo difficilmente riassaporeremo. Fantasia. Saranno i 41 gradi di oggi, ma questo e’ quello che penso realmente.

Buonanotte a chi legge questa sera, e buongiorno a chi leggera’ domattina.

Abbraccione dalla fornace mediorientale 🙂

Hamsa !

spumanteE poi arriva il 25 aprile, giorno in cui l’italia si e’ liberata di me, e giorno in cui presi quel famoso aereo con le due valigie stile Toto’ e Peppino a Milano. Hamsa in arabo. Il cinque porta fortuna dicono. Cinque anni in Israele. Alcuni israeliani li reputano pochi, altri tanti, ma la cosa piu’ importante e’ cosa significhino per me.

Cinque anni impegnativi, difficili all’inizio per il periodo di adattamento e deglutimento di tante cose che per me erano poco logiche e che oggi ahime’, le ho digerite nel bene e nel male. Lo rifarei ? si. Cinque anni che provano a te stesso che se vuoi, puoi. La scommessa e’ sulle tue spalle ed il gioco sta nelle tue mani. Periodi difficili passati, direttamente ed indirettamente ma alla fine scopri cose di te che magari non sarebbero mai venute fuori vivendo a Milano, nella cosiddetta “confort zone”.

I periodi piu’ difficili (guerra 2012 e 2014) mi hanno portato davanti ad una realta’ incredibile. La speranza nella vita e’ sempre quella di stare lontano da missili che ti scoppiano in testa, da soldati che muoiono ma anche vedere in questi tristi periodi la solidarieta’ degli israeliani, purtroppo abituati a questi eventi. E poi quei lunghi minuti di silenzio per il giorno del ricordo dei caduti nell’Olocausto, e per i soldati e civili caduti nelle guerre e nel terrorismo. Il blocco del traffico, la testa bassa, le bandiere che sventolano e i fazzoletti che asciugano le lacrime. Vivere queste situazioni cosi da vicino ti fa crescere, tanto.

Israele e’ un paese “impegnativo” in cui vivere, e sostengo sempre che chi ce la fa qui puo’ farcela in qualunque altro paese al mondo. Le sfide sono tante, le emozioni infinite cosi come le paure ed affrontare tutto da soli alza indubbiamente il tuo livello di autostima.

Domani spegnero’ la mia quinta candelina, ricordando i passaggi chiave della mia vita a Tel Aviv, e magari pensando alle sfide future da affrontare.

Abbraccione e auguri a me !! 🙂

yomhazikNon ero proprio cosi sicuro di volerci andare ieri sera. Yom Hazikaron, il giorno del ricordo dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo rappresenta uno dei momenti piu’ tristi qui in Israele. Sapevo bene che presentarsi in Kikar Rabin voleva dire mettere ancora alla prova il tuo cuore. Alla fine anche ieri ho deciso di andare, quantomeno per il rispetto di quei ragazzi che l’anno scorso mi hanno permesso di continuare la mia vita indisturbata a Tel Aviv mentre loro cadevano in imboscate nemiche, inutilmente. La differenza di quest’anno rispetto ai precedenti era nel vedere le foto dei ragazzi, le rispettive famiglie che raccontavano le loro storie, e le date di nascita e di decesso. Ventenni o poco piu’ deceduti nel 2014. E’ stato un po come un “link” tra quanto accaduto l’anno scorso, e la “conclusione” con Yom Hazikaron.

La sirena, le musiche, i racconti ma soprattutto il silenzio assoluto di una piazza che ascoltava, rifletteva, ma soprattutto piangeva. Non nego le mie lacrime perche’ solo un insensibile riuscirebbe a non versarne. Ti giri, ti guardi intorno, il Kleenex e’ sulle mani della maggior parte delle persone, cosi come a tirar su il naso.

Tra la guerra dell’anno scorso, tra quella lampo del 2012, tra questi eventi, conoscere famiglie che hanno perso i loro cari, ti mette davvero in prima fila con la realta’, una cosa vera, reale di persone che muoiono, di persone che soffrono, di persone che ricordano e ti rendi conto che molto spesso I tuoi “problem” davanti a queste esperienze, sono davvero inesistenti.

La giornata di lutto si chiudera’ questa sera, dove nella stessa piazza cominceranno le celebrazioni di Yom Haazmaut, il giorno dell’indipendenza dello Stato d’Israele. Si passa da un giorno duro, difficile e triste, ad un giorno di gioia, di festa per tutta Israele, per tutte le strade di Tel aviv chiuse appositamente al traffico. Israele stasera tornera’ a sorridere, assieme ad una quantita’ indescrivibile di giovani, di bandiere, di musica per i suoi 67 anni.

pesachPesach alle porte, Israele comincia a svuotare gli scaffali dal C.A.U. (Cibo As Usual) per mettere i prodotti da consumare in questi otto giorni di pane azzimo. E’ bastata l’ora legale per tornare nel mood dell’ “Israele che piace” in termini di luce solare, di temperatura e quell’implicito mood che ti fa anche piacere andare a lavorare. Le famiglie si riuniscono per la festivita’ e come dicevano Cochi e Renato “c’e’ sempre quello che arriva e che parte”, routine consolidata e che riconosco oramai da diversi anni.

Le paratie dei caffe’ sono quasi completamente smontate ovunque e questo sta’ ad indicare che la stagione delle “piogge” (3 o 4 giorni l’anno) e’ praticamente finita, quell’ora in piu’ di luce sara’ vitale nel corso delle prossime settimane e mesi permettendo a noi sani lavoratori di goderci il mare anche al rientro dall’ufficio, uno dei cari prezzi da pagare.

Non mi resta quindi che augurarvi un buon Pesach, ed una buona Pasqua. Ebrei, cristiani, musulmani, cosa ci importa, festeggiamo le rispettive festivita’ in famiglia e con tanta gioia, perche’ alla fine…questo e’ cio’ che conta.

Abbraccione da dove tutto ebbe inizio

mercedesbenzQuesta volta ho preso Alitalia per tornare a casa. Per fortuna ho evitato Malpensa e soprattutto la partenza all’alba con I soliti voli ElAl. Mi e’ quasi sembrato di essere un essere normale. Bello l’impatto con Fiumicino ma soprattutto con quel Mercedes Benz Caffe’ a cui non ho potuto fare a meno di rivolgermi per prendermi un vero cappuccino italiano da “vips”. Manco fossi un emigrate in Australia. Ma consentitemelo, questa futilita’ mi mancava, mi mancava davvero. Ordini il cappuccino Mercedes, ti giri a 90 gradi a destra, poi 90 gradi a sinistra, e guardi le persone che ti circondano. Perfette, fantastiche, misurate, eleganti, in ordine quasi tutti dovessero andare ad un colloquio di lavoro. Qui in Israele, quello piu’ elegante mette la polo per dire. Tutto curato, il risvolto dei pantaloni alla caviglia, le Church lucidissime, ultimo modello di Iphone 18, auricolare e camminata impazzita a destra e sinistra mentre parlano. Rolex d’ordinanza. Camicia Bianca e abito fumo di londra fresco lana. Tutto a puntino. Certo, sei al Mercedes Benz Caffe’. L’imbarco per Linate e’ vicino e quindi mi porto al gate pronto ad imbarcarmi su questo mini volo Alitalia 2+2 posti. Era da un po’ che non volavo Alitalia. Sempre “piacevole” l’approssimazione del personale di volo quando ti danno le indicazioni di sicurezza prima di decollare. Quella sensazione di “che palle, non c’ho voglia di dirtelo ma te lo dico lo stesso…dunque, le uscite di sicurezza sono la’, e la’ (girandosi a malapena per indicare quelle dietro di lei”, per poi relazionarsi con I passeggeri (alcuni) dando del “tu”…ma siiiii tutti amici. Bello bello.

Eh, a Linate non arrivavo da tempo e tra Fiumicino e Linate mi mancavano I trasbordi stile Inps, accatastati alla piu’ non posso. Ma salire sul taxi, ed essere in 3 minuti a casa, non ha prezzo (se non il tassista che si rivolge a me dicendomi “eh, ma manco arriviamo alla minima da linate a negroli”, e gli rispondo “cosa vuole che faccia, cambio casa da stasera e mi porta in Bande Nere” ?).

“Milan, l’è un gran Milan”. Questa volta scorrazzando con la mia Smart a girare per la city come fossi un turista, e come effettivamente lo sono ogni volta che ci passo. Pochi giorni questa volta, ma alla fine chissene, rivedere la piccola e la famiglia e’ la cosa piu’ importante, per poi reimbarcarsi e tornare a T.A. Milano sempre uguale, forse con qualche cambiamento dovuto all’Expo, ma fondamentalmente sempre uguale ai miei occhi, forse anche perche’ le volte che la visito, per il tempo che ho, fai esattamente le stesse cose, rivedi le stesse persone, vai negli stessi posti, ma la sensazione di quando sono li, e’ come se non me ne fossi mai andato, e questi cinque anni si fossero completamente “freezzati”.

Poi riprendi quel volo da Linate per Roma oramai in serata inoltrata, sapendo comunque che arriverai a T.A. alle 2.30, ma chissene, magari a Fiumicino trovo il Ferrari Caffe’ e posso bermi un cappuccino e salutare l’Italia sino al prossimo giro.

Devo essere sincero pero’. Questa volta piu’ contento di rientrare. La primavera e’ arrivata, settimana prossima si allungano le giornate e comincia il periodo dell’anno che preferisco in Israele.

Buon Pesach/Pasqua a tutti.

Ciao Papi…

candelaE poi arriva quel giorno difficile, quello che piu’ di ogni altro ti fa ricordare papa’. Scusate se approfitto del MIO blog, per scrivere un pensiero a lui rivolto. La sensazione e’ sempre quella, dopo quindici anni non rendersi conto di quanto tempo sia passato, e di quanto poco tempo sia passato. Ogni volta che capito a Milano vado a trovarlo, ed entrare  rifare gli stessi passi mi evoca il ricordo di quel 27 marzo, sempre cosi lontano e sempre cosi vicino. E’ incredibile, e’ umano, tutti I giorni lo ricordi e ci pensi, ma il giorno del suo anniversario ti senti incredibilmente piu’ vicino, e magicamente tutto il resto non ha piu’ importanza.

Ciao papi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: