Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2012

Il sistema antimissile israeliano Iron Dome

Solo una settimana dallo scorso week end, ma circa una decina di giorni da quando Israele ha lanciato l’offensiva Pillar of Defense a Gaza. Lo scorso week end sembra lontano mesi, in verità ci separa solo per una manciata di giorni. Sarà forse l’intensità del tempo passato, giorno per giorno, a tenere le orecchie ben tese a distinguere il reale rumore di una sirena, e a non confonderlo con un’ambulanza, o una moto che accelerava. Tutti tesi come la corda di un violino. Mi rendo conto solamente ora, di non aver combinato veramente niente in ufficio, ma di aver passato il mio tempo alla ricerca di notizie fresche, sull’ offensiva, su quello che scrivevano i giornali in Israele, ed il meno possibile a leggere le bugie, o mezze verità descritte sui media italiani, e non solo. Qualche foto arrivata dal collega chiamato come riservista, e “parcheggiato” alle porte di Gaza in attesa di sapere se entrare o meno. Facce un po’ preoccupate di noi “pivelli”, appena arrivati a vivere in Israele, confronto le facce degli israeliani che questa situazione la vivono da più di sessant’anni, senza nascondere però la paura di avere qualche parente, genitore, fratello, fidanzato, in attesa della chiamata al fronte per combattere, o aiutare i propri commilitoni, ed il loro Stato.

Non so effettivamente cosa cambierà. Il malcontento della gente qui per non aver portato sino infondo l’operazione, non è indifferente. Non si riesce a capire che cosa ci sia dietro ad una tregua voluta fortemente dal governo, ma non accettata dal 70% della popolazione, specialmente nel giorno del vile attentato a Tel Aviv, dove sono rimaste ferite più di venti persone. Si parla di un’operazione “deterrente”. Qualcosa che ha potuto mostrare all’Iran di cosa è capace Israele, in piccolo.

Si parla comunque sempre di guerra, attacchi, per difendere l’esistenza dello Stato di Israele. Circondato da paesi arabi, oramai totalmente islamisti che vogliono solo la distruzione dello Stato ebraico. L’Egitto col suo fratello musulmano, Morsi. La Siria, col suo dittatore Assad, che tutti speriamo finisca presto, ma che siamo sicuri, anzi direi certi, che dopo di lui, non ci sarà certo un presidente, magari eletto democraticamente, che vuole la pace con Israele. Per passare poi al Libano, con un governo di facciata, totalmente diretto da Hezbollah. La Giordania, oggi, ancora non soggetta ad un rovesciamento ed ancora “amico” di Israele, è l’unico a non essere stato ancora influenzato dalla primavera araba, ma che secondo molti, non tarderà ad arrivare anche li.

Quello che veramente mi spiace è, ancora una volta, tornare a convincere le persone che Israele è un paese sicuro, e bello da visitare. Questa operazione lampo sicuramente non ha giovato, e quei pochi che hanno sempre additato Israele come una zona calda per eventuali visite (non per sue colpe), crederanno di avere avuto ragione, e tornare a convincerli non sarà facile.

Per quanto mi riguarda, vero che sono di parte, ho avuto la “fortuna” di avere un’esperienza in Israele in un periodo critico, come in questi ultimi dieci giorni. Ho visto la solidarietà delle persone, dentro l’ufficio e fuori. Ho  capito cosa significa vedere un amico partire come riservista. Ho ascoltato la paura delle persone nel ricevere la chiamata per la partenza al fronte. Parliamo di ragazzi trentenni, che non appena lo Stato chiama, vestono la divisa, e partono, ognuno per la loro missione. Provate ad immaginarvi questa situazione in Italia. Impossibile.

La vita è tornata ad essere quella normale, o almeno normale per Israele, anche se ben poche abitudini sono cambiate anche nei giorni scorsi. I ristoranti sono tornati ad essere pieni, cosi come i caffè e le strade di Tel Aviv, come lo erano prima dell’offensiva, e speriamo lo siano fino alla prossima.

Shavua tov (buona settimana, in ebraico), a voi.

Annunci

Read Full Post »

Quando avevo cominciato a scrivere questo blog, era esattamente un paio di settimane prima del mio trasferimento in Israele, più di trenta mesi orsono. L’idea era, ed è, quella di descrivere e condividere momenti di vita di una nuova “avventura”. Non posso nascondere che, con la decisione di trasferirmi in Israele, non fossi cosciente del fatto che prima o poi sarei incappato in qualche evento di natura bellica. L’ultima settimana è stata, sino ad ora, la più intensa e stressante che avessi mai potuto vivere a Tel Aviv. Credo non sia necessario soffermarmi a descrivere le cause che hanno portato alla risposta di Israele verso hamas, ma a quella che è stata l’esperienza vissuta in questi momenti.

La prima sirena l’ho sentita giovedi, appena tornato a casa. Messomi comodo dopo la giornata lavorativa, parte la sirena, ed io rimango di sasso, col pensiero “e mo che faccio ? ” fortunatamente ho a disposizione 90 secondi prima che un possibile missile mi faccia visita in casa, ma in quelle situazioni non ti rendi conto del tempo, e quindi rivestitomi mi sono lanciato sulle scale, attendendo lo spegnimento della sirena, ma rimanendo shockato dal sentire la prima esplosione di un missile, a poca distanza a Tel Aviv. Credetemi, mai come in queste situazioni vi rendete conto di quanto veloce potete fare una cosa, con la minaccia che un missile vi entri in casa.

Non nascondo la preoccupazione, ma anche la grande fiducia nei sistemi antimissile Iron Dome, senza i quali, avremmo avuto sicuramente conseguenze molto più critiche.

Venerdi, solito giretto e acquisto di qualche mezzo di sostentamento al supermercato, ed al ritorno, riparte la sirena. La cosa che più mi ha fatto effetto è stato vedere la gente correre alla ricerca di un riparo, all’interno di negozi, case, o qualunque cosa potesse proteggerli dall’arrivo di un missile. Io, fortunatamente, essendo a 30 metri da casa, ho fatto in tempo a ripararmi nelle scale.

Ora che lo scrivo, mi sembra di descrivere una scena di un film, ma averla vissuta è stato pazzesco.

La grande paura, per quanto mi riguarda, era di non sentire la sirena, specialmente di notte, soprattutto per il fatto che io non so esattamente cosa sia un sonno leggero, ed a dire la verità, se hai le finestre chiuse, la sirena non è che la senti proprio forte.

Nei giorni successivi, sirena anche in ufficio, con relativa corsa sulle scale. Muovere un centinaio di persone del mio piano non è semplice, ma devo ammettere che non c’è stato alcun intoppo, se non la paura di trovarsi un missile su una delle torri, riportandoci indietro col pensiero di qualche anno. Gli Iron Dome, o Kipat Barzel col loro nome in ebraico, hanno fatto veramente un gran lavoro, e la dislocazione dell’ultima unità proprio alle porte di Tel Aviv lo scorso sabato, ha salvato parecchie case.

Il feeling di vivere con le sirene che possono suonare da un momento all’altro, non è particolarmente affascinante. Qualunque rumore simile alla sirena (moto che accelera, ambulanza) lo associ subito alla sirena di avvertimento di un bombardamento, e quindi hai un livello di stress non indifferente.

La giornata di oggi, 21 novembre, rispetto alle altre, è quella che mi ha scosso di più. Durante il lavoro, sento un’esplosione, mi affaccio alla finestra (lavoro al 32esimo piano) vedo il fumo uscire da un autobus, ad una distanza in linea d’aria di 500 metri. Si muovono tutti, rimangono tutti interdetti, non sapendo se trattasi di esplosione del motore, o attentato. Nel giro di qualche minuto, viene confermato che si tratta di un attentato. In contemporanea guardo la televisione, il telegiornale live, e la finestra con la scena dell’esplosione. Sento arrivare un sacco di sirene, e realizzare che sei “testimone” di un atto terroristico che sino ad un po’ di tempo fa vedevi solo in televisione, a Milano, comodo comodo, fa rabbrividire. Non credo di essere mai stato cosi vicino ad un atto terroristico, e pur vivendo a Tel Aviv, seppure possibile, hai sempre in mente che è difficile che avvenga, sia per un fatto di sicurezza interna, sia perché hai sempre vissuto queste situazioni come estremamente estreme, e difficile che possano accadere.

La giornata è stata difficile. Lavorare successivamente non è stato possibile. Tensione alle stelle, e la paura che altri attentati potessero avvenire in città. Il pensiero corre al terrorismo di tanti anni fa, nei caffè, ristoranti, autobus, ed immaginare una vita cosi è estremamente difficile.

Sembra che la tregua sia stata firmata, e parlano di una tregua unilaterale. A mio avviso, il governo israeliano ha fatto un grande errore a fermarsi, specialmente dopo l’attentato di oggi, dove un ulteriore messaggio doveva essere dato. Spostare decine di migliaia di soldati alle porte di Gaza e lasciarli fermi per giorni non ha avuto alcun senso, se non quello di creare stress a questi poveri ragazzi che finalmente, spero, potranno tornare a casa.

Le elezioni saranno sicuramente una sorpresa, e credo anche che Netanyahu, dopo questa farsa, rischi di non essere più primo ministro.

Vediamo cosa ci prospettano i prossimi giorni.

Un saluto dalla “calda” Tel Aviv.

Read Full Post »

Il fatto di tardare cosi tanto con il post, mi permette oggi di poter fare una considerazione più attenta rispetto al titolo del precedente. Col risultato delle elezioni americane, che per Israele sono state un fallimento in quanto non vedono in Obama un vero partner, il profumo della guerra potrebbe essere più intenso. Diciamo forse, più precisamente, che indipendentemente da Obama o Romney la guerra ci sarebbe stata comunque, la differenza é l’essere più o meno appoggiati dall’inquilino della Casa Bianca. Oggi, aldilà della batosta, credo Israele dovrà fare un grande pressing sul presidente mulatto, perché volente o nolente, se sti iraniani continuano cosi, qualcuno li dovrà fermare, ed Israele già diverse volte ha risolto in totale autonomia. Cosa ne sarà ? credo i prossimi mesi saranno decisivi.

Sembra che nelle scorse settimane, 3000 soldati americani fossero in Israele per un’esercitazione congiunta, oramai pianificata da tempo, rinviata, ed infine fatta. Staremo a vedere. Se io sono un po’ in fibrillazione, proprio come verginello della guerra, gli israeliani sono veramente molto tranquilli. Per loro, é tutto all’ordine del giorno. Se lo chiedi, alzano le spalle dicendo “chi lo sà”. Vabbe, se lo dite voi…

Io mi preoccupo delle cose più concrete, ovvero, se scoppia la guerra mi tirano giù il palazzo di casa, devo ancora pagare l’affitto ? o non so…se non mi presento in ufficio me le contano come ferie ? eh ragazzi, sono problemi. Tanto a voi, lettori italiani, che vi importa… ma dai, cambiamo discorso.

A novembre, le giornate si accorciano anche a Tel Aviv. Oramai verso le 17 fa buio, e dal piano dei miei uffici, si vedono le luci su tutta Tel Aviv, sia delle strade, che del serpentone di auto che da nord vanno verso sud ed ovest. Mi capita spesso di rimanere col naso schiacciato al vetro per vari minuti, ad osservare il panorama. Cosi come é affascinante la sera, anche di giorno nelle giornate limpide si vede veramente tutta Tel Aviv, il mare blu, il porto, i vari grattacieli o gli  alti palazzi che ti permettono di identificare esattamente la via dove sono collocati. Una delle cose più piacevoli, dopo la giornata di lavoro é uscire, e trovarsi in città. Nella mia precedente esperienza lavorativa, se ricordate bene, quando uscivo mi trovavo in mezzo alle sparatorie arabe, e la jeep blindata mi portava verso la città “civilizzata”.

View of Tel Aviv

Ora basta, la goduria di uscire, e di fare una passeggiata verso casa, a passo di lumaca, in massimo relax, senza fretta. Una quarantina di minuti, a seconda del passo, e della strada presa, mi rilassa il cervello, facendomi delle volte capire che, oltre al lavoro, fuori, c’é anche una vita. Credo un po’ di aver preso il passo degli israeliani, dopo quasi tre anni in Israele, sono tra i primi ad arrivare in ufficio, e qualche volta tra gli ultimi ad andare. Workaholic ? non direi proprio. Definisco questi primi 7 mesi, un periodo in cui devi dimostrare all’azienda che l’acquisto che hanno fatto, é un acquisto vincente, e penso che circa per il primo anno debba essere cosi. I risultati contano molto, siamo tutti misurati sui numeri, non importa quanto tempo stai in ufficio, non importa quello che fai durante il giorno, conta solo che a fine del quarter i risultati siano raggiunti, altrimenti, sono volatili per diabetici. Stressante ? dipende. Dipende da come vanno i numeri nei mesi, ma ho notato comunque un’ottima disponibilità a venirti incontro se ti sbatti, se anche non raggiungi il risultato. Il lavoro é divertente, forse perché dopo 7 mesi sono entrato un po’ più in certe dinamiche, conosco i meccanismi, ed essere quello che ha soldi da spendere, ha sempre il suo vantaggio, specialmente in un’economia cosi disastrosa come in questi anni. Attenzione però, il fatto di avere soldi da spendere, non vuol dire buttarli via, ma cercare di comprare al prezzo migliore, e generare ritorni sugli investimenti che vadano almeno dal 50% in su. Ma vabbé non voglio annoiarvi. La cosa divertente é che ho cominciato a negoziare con tutti i continenti, dagli USA , Canada, Sud Africa e Giappone ed Europa ovviamente. Divertente. Si, devo dire che la predisposizione al tipo di lavoro ti facilitano quelle 10 ore almeno in ufficio, senza contare il piacere di imparare qualcosa di nuovo. Vero, lo ammetto, ci sono attività ricreative. C’è il ping pong, ma ammetto che con l’autunno sembra abbia perso interesse, si gioca molto meno. Approfittiamo delle happy hours ogni 2 giovedi del mese, organizzati da ogni department che ha l’obbligo di inventarsi un tema, arredando la caffeteria, portando cibo, bibite, alcoolici, ecc. Il mood é positivo, ma bottom line, devi farti un culo tanto. E ci stà, é giusto. Se poi penso che questo é il lavoro che mi permette di pagarmi l’affitto e di mangiare qualcosa, devo stare attento a tenermelo stretto. Vabbé dai, chiudiamola qui.

Che altro raccontarvi ? vorrei cambiare casa l’anno prossimo, anzi toglierei il condizionale. Dopo questi mesi in Israele, mi sembra di aver passato il primo livello e di sapere cosa voglio per un secondo livello. Sicuramente una cucina in casa. Non sono Chef Ramsey, ma credetemi, dopo 30 mesi con due piastre elettriche, ci si rompe non poco. Dove andare a vivere ? Tel Aviv sarebbe l’ideale, ma non escludo cittadine satelliti, visto che T.A. é diventata estremamente cara, vediamo nei prossimi mesi, quando mi metterò seriamente a cercare. Questo non é l’unico progetto, ce n’é un’altro, più difficile, che più passa il tempo, più difficile da raggiungere, ma staremo a vedere.

Nel frattempo cari amici, vi saluto, fatevi sentire e…

Stay tuned !!!

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: